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Casa, al via prima tranche ristori Imu ai comuni

Di Redazione

Roma, 24 ott. Più di 6 milioni di euro destinati a Roma, 3,7 milioni per Milano, 2 milioni circa per Bari. E' approdato, nelle casse dei comuni, il primo acconto delle risorse stanziate dal Governo per compensare le mancate entrate Imu legate al blocco degli sfratti. La prima tranche, da 34,5 milioni di euro, è stata ripartita il 19 ottobre scorso. E' quanto emerge dal report realizzato dal Centro studi enti locali (Csel) per l'Adnkronos. Complessivamente poco meno di metà risorse sono andate nel Nord del Paese (16.321.873 euro, pari al 47,4% del totale). Le 4 regioni del centro Italia hanno assorbito il 27,3% dei ristori (9.437.210 euro), mentre Sud e Isole hanno ottenuto 8,7 milioni di euro, pari al 25,4% del totale.

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Con un altro decreto, si ricorda, saranno assegnati i restanti 80,5 milioni circa, destinati allo stesso scopo, per l'anno in corso. Le risorse andranno a compensare le mancate entrate Imu degli enti locali, in seguito alle misure introdotte dall'esecutivo che hanno bloccato gli sfratti ed esentato i proprietari dal pagamento dell'imposta sugli immobili.

Sono 154 gli enti locali che hanno beneficiato di questa prima tranche di risorse, riservate ai comuni capoluogo di provincia e a 48 comuni non capoluogo con oltre 60.000 abitanti o con popolazione pari ad almeno il 60% di quella del capoluogo della provincia di appartenenza. La somma in assoluto più consistente è stata indirizzata in Campidoglio: a Roma sono stati destinati 6.083.296 euro. Seguono: Milano con 3.071.576 euro, Bari con 2.062.190, Torino con 1.876.102 euro, Genova con 1.336.097, Napoli con 1.274.162, Bologna con 1.101.165 euro e Firenze con 1.004.415. Di poco inferiori gli importi destinati ai 17 enti lombardi beneficiari dei ristori, che hanno ottenuto 6,5 milioni. Seguono l'Emilia Romagna con 3,5 milioni, la Puglia con 3,3 e il Piemonte con 2,8 milioni. A breve distanza, Sicilia e Toscana, con 2,1 e 2 milioni di euro, e Campania (1,8 milioni). Al di sotto del milione tutte le altre regioni, unica esclusa in toto il Trentino Alto Adige.

BLOCCO SFRATTI - Il blocco degli sfratti è costato circa 115 milioni di euro ai comuni. E' il risultato delle misure introdotte durante il Covid dal governo, che per tutelare i soggetti più fragili nella fase più critica della pandemia ha congelato per più di un anno sfratti e sloggi. ''Ammanchi che impattano pesantemente sulle casse dei comuni, soprattutto di quelli in cui l'emergenza abitativa è particolarmente grave, e che dovrebbero essere così compensate''. E' quanto emerge dal report realizzato dal Centro studi enti locali (Csel) per l'Adnkronos.

Per lo stop disposto da provvedimenti di rilascio adottati tra il 28 febbraio e il 30 settembre 2020, lo stop è finito lo scorso primo ottobre, ricorda il Csel. Per quelli riconducibili all'arco di tempo compreso tra ottobre 2020 e il 30 giugno 2021, invece, il blocco sarà invece in vigore fino al 31 dicembre.

Per tamponare l'emergenza, lato locatario, è stata quintuplicata la dotazione del 'Fondo inquilini morosi incolpevoli', portandola a 50 milioni di euro per il 2021 (contro i 9,5 milioni del 2020) ed è stata allargata la platea di chi può accedervi, includendo anche chi ha avuto una forte contrazione del reddito legata al lockdown.

Lato locatore, invece, ''per non penalizzare ulteriormente i soggetti che erano stati già costretti all'impossibilità di rientrare materialmente in possesso dei propri immobili, nonostante la convalida di sfratto per morosità, il decreto legge sostegni bis ha previsto l'azzeramento dell'Imu 2021''. Per chi aveva già pagato la prima rata è stata prevista la possibilità di chiedere il rimborso.

SFRATTI CROLLANO - Crollano gli sfratti eseguiti nel 2020, per effetto delle misure introdotte dal governo per tutelare i soggetti più fragili nella fase più critica della pandemia, tra cui il blocco delle procedure per mandare via gli inquilini che non pagano l'affitto. Sulla base degli ultimi dati del Viminale, lo scorso anno sono stati emessi 32.536 provvedimenti di sfratto, circa 16mila meno rispetto al 2019, che si era chiuso con 48.543 procedure.

I numeri, secondo il Csel, ''dopo il primo ottobre potrebbero impennarsi. Essendo a conoscenza del blocco, è infatti facile immaginare che molti proprietari abbiano deciso di aspettare prima di intraprendere percorsi (onerosi), che sapevano si sarebbero necessariamente arenati, data l'impossibilità di dare esecuzione alle ordinanze di convalida di sfratto''. Il Centro studi segnala che ''in molti casi, stando a quanto riferiscono associazioni di categoria come Favor debitoris, i locatori hanno cercato delle vie di conciliazioni individuali, comprendendo umanamente le difficoltà con cui gli affittuari stavano facendo i conti''.

Dagli ultimi numeri disponibili emerge che nel 2020, il Lazio è stato in assoluto la regione con il maggior numero di provvedimenti di sfratto emessi (5.512, pari a quasi il 17% del totale). A seguire, Lombardia (3.904), Emilia Romagna (3.086) e Piemonte (3.031). Sopra quota 2mila Veneto, Campania, Puglia, Liguria e Toscana. Critica anche la situazione siciliana (1.636 sfratti). Sensibilmente inferiori invece i numeri dei provvedimenti emessi nel resto d'Italia, il cui quadro restante è questo: Marche (790), Abruzzo (670), Friuli Venezia Giulia (632), Umbria (428), Trentino Alto Adige (399), Sardegna (360), Calabria (159), Valle d'Aosta (88), Basilicata (87) e Molise (37).

Gli sfratti materialmente eseguiti sono sempre stati sensibilmente meno rispetto al numero di quelli sulla carta. A maggior ragione, la forbice è stata ampia nel 2020, posto che a marzo è appunto entrato in vigore il blocco. Il numero di quelli diventati operativi nel 2020 è 5.270, la maggior parte dei quali (821) in Lombardia, seguita da Piemonte (603) ed Emilia Romagna con (537). Agli estremi opposti, la Valle d'Aosta, con 7 sfratti eseguiti nel 2020, la Basilicata (9), il Molise (25), il Trentino (29), la Calabria e la Sardegna (65), l'Umbria (73) e il Friuli Venezia Giulia, con 80. In mezzo: Lazio (453), Toscana (407), Liguria (392), Marche (375), Veneto (339), Campania (327), Sicilia (302), Puglia (251) e Abruzzo (101).

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