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Covid-19, secondo uno studio di laboratorio la cannabis può prevenire l'infezione

Di Redazione

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CBGA e CBDA efficaci contro le varianti Alfa e Beta

Come spiega un articolo pubblicato da Bloomberg, i ricercatori della Oregon State University che hanno effettuato lo studio hanno rilevato, tramite screening, come due composti organici comunemente presenti nella canapa, il CBGA (acido cannabigerolico) e il CBDA (acidocannabidiolico), avrebbero il potenziale per combattere il coronavirus. In particolare, la ricerca evidenzia come tali composti si legano alle proteine spike presenti sul virus e bloccano uno step che l'agente patogeno utilizza per infettare le persone.

Nell'Abstract della ricerca, gli autori sottolineano come “l'acido cannabigerolico e l'acido cannabidiolico prevengono l'infezione delle cellule epiteliali umane attraverso uno pseudovirus esprimendo la proteina spike di SARS-CoV-2 e ne impediscono l'ingresso all'interno delle cellule”. Un altro aspetto importante, si legge nel documento, è rappresentato dal fatto che i due composti risultato “ugualmente efficaci” contro le varianti alpha e beta del virus; pertanto, conclude l'Abstract del report, “questi cannabinoidi, isolati o negli estratti di canapa, hanno il potenziale per prevenire così come per trattare l'infezione da SARS-CoV-2”. Lo studio non ha riguardato la comparazione del tasso di infezione tra coloro i quali assumono cannabinoidi CBGA e CBDA e i soggetti che non ne fanno uso.

Per quanto riguarda la quantità di cannabinoide necessaria a bloccare il 50% dell'infezione, dal report integrale della ricerca si apprende che la concentrazione “è elevata ma clinicamente accettabile”. Nello specifico, una somministrazione orale di 0.063 mg/kg di CBDA ha mostrato una maggiore biodisponibilità (termine che indica la frazione del composto che raggiunge la circolazione sistemica senza alcuna alterazione chimica) rispetto al CBD, il principale cannabinoide presente naturalmente nella cannabis sativa assieme al THC.

Secondo precedenti studi, sottolinea ancora il report, “uno dei possibili meccanismi di inibizione del SARS-CoV-2 da parte del cannabidiolo decarbossilato (CBD) è l'attivazione di meccanismi immuni innati. Non di meno, i nostri dati indicano che l'inibizione da parte di CBDA e CBGA si verifica al puntodi ingresso della cellula. Questi meccanismi non si escludono a vicenda, ed è anche possibile che cannabinoidi multipli in miscugli composti derivati da estratti della pianta potrebbero agire in maniera indipendente per inibire SARS-CoV-2, portando a rafforzare l'efficacia rispetto a composti singoli”.

Richard van Breemen, un ricercatore presso l'Oregon State's Global Hemp Innovation Center e coautore dello studio di cui sopra, ha spiegato in una nota che “questi composti possono essere assunti per via orale ed hanno una lunga storia di utilizzo sicuro per gli esseri umani. Hanno il potenziale sia per evitare l'infezione da SARS-CoV-2 sia per curarla”.

I possibili sviluppi futuri

I riscontri evidenziati dai ricercatori statunitensi andranno certamente verificati ulteriormente, così come qualsiasi altra ‘scoperta' riguardante il Covid-19. L'auspicio è che l'efficacia dei cannabinoidi possa essere ulteriormente confermata, così che si possa disporre di un'arma in più per contrastare la diffusione del virus.

Eureka di Sara Pozzuto

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