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Covid: Della Valle (Treccani), 'Anche le troppe parole inglesi fanno danni'

Di Redazione

Roma, 15 gen. - "La pandemia da Covid ha provocato anche danni linguistici, con una diffusione di parole inglesi che, mal pronunciate e spesso non capite o fraintese, sono entrate nell'uso, attraverso i mezzi di informazione e i social. Questi termini, diffusi purtroppo anche dalle Istituzioni, non sono compresi da un gran numero di cittadini italiani e possono provocare disorientamento e equivoci pericolosi in una materia molto delicata, come quella della salute". Lo afferma la linguista Valeria Della Valle, coordinatrice del Vocabolario Treccani, consulente scientifica dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e direttrice dell'Osservatorio neologico della lingua italiana.

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"I termini stranieri vengono propagati per pigrizia, inerzia o desiderio di esibizione", lamenta la professoressa di linguistica dell'Università di Roma "La Sapienza" in una dichiarazione all'Adnkronos, ricordando come più volte anche l'Accademia della Crusca, con il suo presidente Claudio Marazzini, ha segnalato "l'esistenza delle corrispondenti parole italiane, di facile comprensione per tutti i cittadini".

La professoressa Della Valle ricorda, ad esempio, che sarebbe sufficiente dire e scrivere "confinamento" invece di "lockdown", "goccioline" invece di "droplets", "focolaio" invece di "cluster", "distanza fisica" invece di "social distancing", "lavoro agile" invece di "smart working", "passaporto vaccinale" o "passaporto verde" oppure "certificato Covid" invece di "green pass" e "richiamo" invece di "booster". Conclude la linguista. "Sostituzioni facili e immediate, a costo zero, che avrebbero evitato l'inutile proliferazione di parole inglesi superflue in un periodo nel quale la chiarezza nella comunicazione è fondamentale".

(di Paolo Martini)

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