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Covid: ex ministro Boccia, 'nessun confronto con Confindustria su zona rossa Alzano'

Di Redazione

Milano, 30 mar. L'istituzione della 'zona rossa' ad Alzano e nella Val Seriana "era una decisione che poteva essere assunta da Regione Lombardia, come peraltro accaduto in altre Regioni. Si ritiene, tuttavia che, l'istituzione di una zona rossa di qualche giorno antecedente la decisione di chiusura totale dell'intero territorio nazionale, non sarebbe stata determinante". E' uno dei passaggi dell'intervento di Francesco Boccia, all'epoca dei fatti ministro per gli Affari regionali, rese in merito alla gestione della pandemia nei primi mesi della fase emergenziale alla Commissione d'inchiesta regionale 'Emergenza Covid-19'.

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Nella seduta del 12 luglio 2021, contenuta nella recente relazione finale della Commissione lombarda, Boccia sottolinea come "Ad oggi, Regione Lombardia ha ricevuto 445 milioni di mascherine (dei 3 miliardi acquistate dallo Stato), 503 aspiratori, 979 laringoscopi, 26.000 occhiali, 1.924 pompe, umidificatori", che la Lombardia "ha ricevuto il maggior numero di medici da altre Regioni" e che la scelta di trasferire pazienti Covid nelle Rsa "è di competenza regionale".

L'ex ministro "ammette - si legge nella relazione - che il tenore delle decisioni assunte dal governo hanno inevitabilmente innescato delle tensioni con la classe politica di alcune Regioni (anche Lombardia); le decisioni di applicare misure restrittive sono state adottate autonomamente dal governo senza il preventivo consulto o coinvolgimento di associazioni datoriali; si smentisce vi sia stato un confronto con Confindustria in merito alla decisione di chiudere l'area di Alzano". Viceversa, vi è stato "un lungo e costruttivo confronto con le parti sociali (associazioni datoriali e sindacati) per la definizione delle riaperture, delle modalità dei ristori".

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