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Covid: vaccino efficace al 94% in malati cancro ma con 2 dosi in 21 giorni

Di Redazione

Roma, 28 set. (Adnkronos Salute) - Il vaccino contro il coronavirus Sars-CoV-2 funziona nei pazienti oncologici, ma per arrivare a un'adeguata protezione servono due dosi in 21 giorni. E' il risultato di un maxi studio sulla risposta immunologica e sulla sicurezza del vaccino anti-Covid a mRna nelle persone colpite da un tumore. La ricerca, presentata oggi all'Università Sapienza di Roma, è stata condotta dall'Istituto Regina Elena-Sapienza ed è stato pubblicato sulla rivista 'Clinical Cancer Research'. Lo studio ha arruolato 816 pazienti. "Il tasso di risposta è aumentato in maniera significativa dal 59,8% a 3 settimane dalla prima inoculazione fino al 94,2% dopo la seconda. Sono in corso valutazioni sul mantenimento dell'immunoreattività nel tempo per definire la necessità della terza somministrazione in questi pazienti fragili, ma i dati preliminari mostrano una notevole diminuzione rispetto ai sani e una previsione di azzeramento degli anticorpi nei pazienti a circa 9 mesi rispetto ai 16 dei sani", ha detto Francesco Cognetti, direttore Oncologia medica del Regina Elena-Sapienza. Lo studio ha arruolato dunque oltre 800 pazienti con diversi tipi di neoplasie solide, in particolare tumore del seno (31%), del polmone (21%) e melanoma (15%), in trattamento attivo o sottoposti a cure nei 6 mesi precedenti la vaccinazione anti-Covid. "Tutti i pazienti hanno ricevuto entrambe le dosi di vaccino a distanza di 21 giorni - ha proseguito Cognetti - Il tasso di risposta sierologico e il titolo positivo di immunoglobuline IgG sono stati misurati in tre diversi momenti: prima della vaccinazione, a 3 e a 7 settimane dalla prima inoculazione. Il gruppo di confronto con le persone sane era rappresentato da 274 operatori sanitari, sottoposti alla immunizzazione anti-Covid con ciclo completo. Il tasso di risposta anticorpale è aumentato nei pazienti oncologici in maniera significativa dal 59,8% a 21 giorni dalla prima dose fino al 94,2% dopo 7 settimane. Invece gli operatori sani hanno evidenziato una percentuale di risposta del 93,7% già 21 giorni dopo la prima dose, raggiungendo il 100% a 7 settimane". "Tutti i pazienti oncologici vaccinati - ha evidenziato l'oncologo - sono stati seguiti con frequenti tamponi molecolari. Complessivamente sono stati registrati solo 5 casi (0,6%) di infezioni da Covid, peraltro asintomatiche. Ciò conferma l'elevatissimo valore della vaccinazione in questa popolazione molto fragile di pazienti". Lo studio dell'Ire-Sapienza ha "la più ampia casistica al mondo sull'efficacia del vaccino anti-Covid nei pazienti oncologici in trattamento attivo - rimarcano gli autori - Le persone colpite da cancro sono ad alto rischio di conseguenze gravi fino alla morte, se contagiate dal virus. Finora però vi erano evidenze scientifiche molto limitate sull'immunogenicità e sulla sicurezza del vaccino in questa popolazione, perché esclusa dagli studi di fase 3 che hanno portato all'approvazione" del prodotto. "Le ricerche già pubblicate fino a oggi hanno considerato solo qualche decina di pazienti oncologici. Inoltre, questo è il primo studio effettuato con valutazioni della sierologia in tre tempi diversi: prima della vaccinazione, dopo la prima inoculazione e successivamente alla seconda. Una ricerca israeliana e una americana su casistiche molto inferiori hanno considerato i risultati solo in due momenti: prima della vaccinazione e alla conclusione del ciclo completo, non analizzando quindi i risultati dopo la prima dose". "Nello studio - precisano ancora i ricercatori - la risposta anticorpale è risultata inferiore nelle persone trattate con chemioterapia e con uso prolungato di steroidi, proprio per gli effetti immunosoppressivi di queste cure. Ed è il primo studio a evidenziare l'impatto negativo dei glucorticoidi (cortisone), una classe di ormoni steroidei, sull'efficacia del vaccino anti-Covid a mRna, finora dimostrato solo in persone con malattie infiammatorie croniche. Va quindi evitato l'uso non indispensabile di steroidi. Nello studio è anche emerso lo scarso valore aggiunto degli anticorpi neutralizzanti anche particolarmente costosi, i cui test possono essere evitati nei pazienti oncologici". "La frequenza di effetti collaterali locali o sistemici, nella maggior parte dei casi lievi, è stata bassa - riportano gli esperti - e comunque in linea con quanto osservato nei sani. Anzi, la comparsa di effetti collaterali espressione dell'attivazione della risposta infiammatoria è stata osservata correlata ad un maggiore tasso di risposta anticorpale".

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