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Dott. Francesco Raffelini: con la protesi inversa alla spalla gli anziani possono tornare rapidamente alla normalità

Di Redazione

(Firenze 28/01/2022) - Nei casi di fratture complesse, e sopra i 70 anni, l'innesto di una protesi inversa consente di eliminare subito il dolore del trauma e di riavere in tempi brevi la possibilità di riprendere le attività quotidiane

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Firenze 28/01/2022, Che sia per causa dell'osteoporosi o come conseguenza di una caduta, la frattura dell'epifisi prossimale dell'omero è molto frequente tra le persone più anziane; addirittura tra chi ha più di 65 anni è al terzo posto come frequenza (dopo le fratture dell'anca e le fratture del polso).

Le fratture della spalla possono essere molto dolorose e possono rendere difficile anche spostare semplicemente il braccio. Nei casi più gravi è necessario sottoporsi ad un intervento chirurgico e, soprattutto nei pazienti anziani, quando l'osso è molto danneggiato, si può ricorrere all'innesto di una protesi. “Esistono diversi tipi di protesi – spiega il dottor Francesco Raffelini, medico chirurgo specialista nel campo dell'Ortopedia e della Traumatologia a Firenze, Genova e Chiavari – nel caso di fratture che consentono una buona riparazione delle tuberosità si esegue l'endoprotesi, sviluppata negli anni ‘70, che prevede la sostituzione della sola componente omerale; è consigliata nelle fratture complesse di pazienti di età tra i 55 ed i 65 anni quando c'è un alto rischio di necrosi dell'epifisi prossimale dell'omero; invece, nei casi in cui esiste un'importante compromissione delle tuberosità che coinvolge anche la cuffia dei rotatori nelle persone dai 70 anni in su si utilizza una protesi inversa” .

La protesi inversa fu progettata nel 1985 dal chirurgo francese Grammont che ha avuto l'idea di invertire la normale geometria della spalla mettendo al posto di una concavità rappresentata dalla glena, una convessità rappresentata dalla glenosfera metallica. “I vantaggi della protesi inversa – continua il dott. Raffelini – riguardano prima di tutto una precoce riabilitazione e la scomparsa immediata del dolore dovuto alla frattura. Quindi in poco tempo una persona anziana può tornare a svolgere le normali attività quotidiane e questo è davvero un aspetto importante per l'autonomia e la qualità di vita”.

Data la complessità dell'intervento è bene rivolgersi a chirurghi o centri altamente specializzati che abbiano alti volumi di operazioni ogni anno. “Questo tipo di operazione – conclude il dott. Raffelini – comporta un rischio maggiore di complicazioni. Per questo occorre scegliere bene il medico che la eseguirà. In caso di chirurghi esperti e competenti la percentuale di riuscita è molto alta, circa l'85 – 87% dei casi”.

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