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Guerra Ucraina-Russia, oggi nuovi negoziati. Zelensky chiede altre armi

Di Redazione

Guerra Ucraina-Russia, al via oggi nuovo round di colloqui tra Kiev e Mosca a Istanbul in Turchia. Si dovrebbe iniziare alle 10. Il raggiungimento di ''un cessate il fuoco è l'obiettivo massimo'' dei negoziati tra le delegazioni ma quello ''minimo riguarda la risposta alle esigenze umanitarie'' in Ucraina ha affermato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.

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Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky insiste con forza per un inasprimento delle sanzioni contro la Russia, e critica la natura "passiva" di alcune misure punitive, sottolineando che il mondo non può aspettare le azioni della Russia per rispondere. Nel discorso pronunciato e divulgato in nottata, il presidente ucraino - riporta la Bbc - si è lamentato del fatto che se "forti sanzioni preventive" fossero state adottate in precedenza, avrebbero potuto impedire l'invasione. "Una guerra su vasta scala è iniziata", ha dichiarato Zelensky nel discorso di sette minuti. "Ora ci sono indicazioni e avvertimenti secondo cui sanzioni presumibilmente più severe, come un embargo sulle forniture petrolifere russe all'Europa, sarebbero messe in atto qualora la Russia utilizzasse armi chimiche".

"Semplicemente non ci sono parole. Noi, persone che siamo vive, dobbiamo aspettare. Tutto ciò che l'esercito russo ha fatto fino ad oggi non giustifica un embargo petrolifero? Le bombe al fosforo non lo giustificano? Un impianto di produzione chimica bombardato o un bombardamento sulla centrale nucleare non lo garantiscono?".

Zelensky ha poi fatto sapere che intende rivolgersi ai parlamenti di diversi paesi questa settimana per esortarli a fornire più armi. "Gli ucraini non dovrebbero morire solo perché qualcuno non riesce a trovare abbastanza coraggio per consegnare le armi necessarie", ha detto. "La paura rende sempre complici".

Negoziati

Ai colloqui, secondo quanto scrive il Financial Times citando una bozza di accordo, la Russia non chiederà più la ''denazificazione'' dell'Ucraina, né la sua ''demilitarizzazione'' e sarebbe pronta a consentire all'Ucraina di far parte dell'Unione europea (Ue) in cambio di garanzie sulla sicurezza e se rinuncia ad aderire alla Nato. La bozza del documento sul cessate il fuoco, dunque, non contiene alcuna discussione su tre delle richieste fondamentali iniziali della Russia, ovvero la "denazificazione", la "smilitarizzazione" e la protezione legale per la lingua russa in Ucraina, scrive il Financial Times.

David Arakhamia, capo del partito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in parlamento e membro della squadra negoziale di Kiev, ha detto al Financial Times che le parti sono vicine all'accordo sulle garanzie di sicurezza e sull'entrata dell'Ucraina all'Ue, ma ha esortato alla cautela sulle prospettive di una svolta. "Tutte le questioni" sono state "sul tavolo sin dall'inizio" dei negoziati, ma "molti punti sono irrisolti", ha detto Arakhamia. Un'altra fonte informata sui colloqui ha affermato che l'Ucraina era preoccupata per il fatto che la Russia stesse cambiando posizione quasi ogni giorno, sia in termini di pressione militare che sulle richieste come la "smilitarizzazione" di Kiev.

"Sovranità ed integrità territoriale" sono le priorità di Kiev, ha affermato Zelensky, aggiungendo che "sono d'obbligo garanzie di sicurezza efficaci". "L'Ucraina è pronta a discutere l'adozione dello status neutrale come parte di un accordo di pace con la Russia, ma dovrà essere garantito da una terza parte e sottoposto a referendum", ha aggiunto.

Kuleba ha evidenziato che al tavolo ''non si parlerà di referendum'' perché si tratta di ''una questione interna all'Ucraina. Decideremo noi quale referendum tenere o meno, non è una questione che rientra nella trattativa". "Il presidente dell'Ucraina si concentra sempre sulla posizione del suo popolo, la posizione degli ucraini. Abbiamo fatto molta strada in questo mese rispetto all'unità nazionale. Escludo che il governo possa fare qualcosa contro la volontà del popolo", ha aggiunto il ministro.

Secondo il portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, le richieste formulate dalla Russia a proposito della Crimea e del Donbass ''non sono realistiche''. ''Crimea e Donbass sono giustamente linee rosse per gli ucraini che riguardano direttamente l'integrità territoriale e la sovranità dell'Ucraina'', ha affermato Kalin, ricordando che la Turchia ''non ha riconosciuto l'annessione della Crimea'' citando il fatto che ''anche la Cina non ha riconosciuto l'annessione della Crimea''.

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