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Il 6° Forum delle Giornaliste del Mediterraneo torna in presenza

Di Redazione

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La rassegna internazionale è iniziata il 21 novembre e proseguirà fino al 25, giornata contro la violenza sulle donne. Questa mattina presso l'Università di Bari, la conferenza stampa di presentazione della sesta edizione, organizzata da Fondazione Pangea Onlus, in collaborazione con UNESCO, Co.Re.Com Puglia, Ministero degli Esteri e Master in Giornalismo

Gli eventi sono iniziati domenica 21 novembre e andranno avanti fino al 25, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Il Forum of Mediterranean Women Journalists quest'anno è organizzato da Fondazione Pangea Onlus, capofila del progetto "Donne, pace, sicurezza: che "genere" di notizia, che "genere" di guerra. La voce delle donne dai luoghi dei conflitti" con l'Associazione “Giornaliste del Mediterraneo”, grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri - Cidu, all'interno del Piano d'azione nazionale DPS-WPS e di UNESCO, in collaborazione con il Corecom Puglia, la Consigliera di Parità regionale e l'associazione Giulia giornaliste.

Una rete di donne e di Enti

Nato grazie al sostegno, sin dalla prima edizione, del Co.Re.Com Puglia, il Forum ha allargato la sua rete, partendo da diversi centri di ricerca dell'Università di Bari: S/Murare il Mediterraneo, Balab, Archivio di Genere, Dipartimento For.Psi.Com e Master in Giornalismo. E con l'Università di Malta, anche in virtù dell'ispirazione che il Forum ha tratto dalla figura della giornalista investigativa maltese, Daphne Caruana Galizia, uccisa il 16 ottobre 2017 nell'esplosione di una bomba piazzata a bordo della sua auto. Galizia aveva 53 anni, era madre di tre figli. Negli ultimi anni aveva condotto una serie di inchieste che avevano scosso il mondo della politica. “Dì la verità anche se la tua voce trema”, ripeteva. Ed è questo il titolo del suo libro pubblicato postumo.

L'ideatrice della manifestazione

“La mission del forum è creare ponti e abbattere muri, promuovendo una riflessione sul lavoro delle giornaliste investigative, come presidio di democrazia, dunque di pace”, spiega Maria Luisa Mastrogiovanni. “Per questo rafforziamo il nostro impegno per sostenere le giornaliste che in Italia, così come in ogni parte del mondo, ogni giorno, raccontano e approfondiscono i fatti anche mettendo a rischio la propria vita. Sono donne human rights defenders, la cui voce viene messa a tacere o resta isolata”, prosegue la giornalista. “Quella voce, invece, va amplificata ogni giorno affinché possa superare limitazioni e ostacoli per diventare patrimonio condiviso ed è con questo obiettivo che proseguiamo nella costruzione di una rete tra le giornaliste investigative, le attiviste della società civile e le donne che si occupano di gender study”, sottolinea “Allo stesso tempo siamo impegnate ad approfondire la condizione femminile nel mondo, dando ascolto a chi proviene da realtà difficili. La bussola in questo viaggio è costituita dalla dichiarazione dei diritti delle donne scaturita dalla conferenza mondiale delle donne a Pechino e dalla Risoluzione 1325 dell'Onu”, conclude Mastrogiovanni.

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