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Lavoro: Paglia (Si), 'contro delocalizzazioni serve legge efficace non pannicelli caldi'

Di Redazione

Roma, 26 ago. “Dicono che qualora l'Italia si dotasse di un sistema di protezione dai licenziamenti collettivi per cessata attività, le imprese straniere cesserebbero qualsiasi investimento nel nostro Paese. Il ragionamento ha la forza della tautologia, in un contesto viziato da trent'anni di dibattito pubblico orientato nella direzione della massima flessibilità, ovvero precarizzazione, del lavoro, approdato nell'abolizione dell'Articolo 18 (governo Renzi). Il loro principio cardine è che l'occupazione possa svilupparsi solo in assenza di tutele". Lo afferma il responsabile nazionale economia di Sinistra Italiana Giovanni Paglia in un articolo pubblicato oggi dal Manifesto.

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"Io credo invece che sia sbagliato sempre, ma che diventi addirittura drammatico se applicato al delicato tema degli investimenti esteri. Bisognerebbe innanzitutto distinguere fra quelli finalizzati ad impiantare una nuova dinamica produttiva, e quelli destinati invece all'acquisizione di aziende già esistenti. A che serve l'acquisizione di un'impresa italiana da parte di un gruppo estero - prosegue l'esponente della segreteria nazionale di SI - che voglia semplicemente acquisirne know how e portafoglio clienti per poi sbarazzarsene? Quell'investimento sta portando valore o piuttosto determinando in origine le condizioni della sua distruzione?"

"Ecco perché noi proponiamo che chiunque porti all'estero parte della produzione, con conseguente riduzione di personale, debba restituire tutti i contributi in conto capitale ricevuti nell'ultimo quinquennio, così come eventuali sgravi contributivi o eventuali altri vantaggi fiscali".

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