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Mafia: quando il pentito Siino raccontò la sua vita in un libro 'Ecco come mediavo con i politici'

Di Redazione

Palermo, 26 nov. "Sono e mi chiamo Angelo Siino, nato a San Giuseppe Jato il 22 marzo del 1944. Ho ripetuto queste generalità cento volte dinanzi ai Tribunali e alle Corti di tutt'Italia, fino a perderne il senso reale, il senso della mia vita". Iniziava così il libro 'Vita di un uomo di mondo, l'autobiofragia senza precedenti del più famoso pentito di mafia' (Ponte alle Grazie) pubblicato nel 2017 dall'ex 'ministro dei Lavori pubblici' di Cosa nostra, morto in estate, come rivelato dall'Adnkronos. Nel libro 'Bronson', come veniva chiamato, ha raccontato la sua storia, il suo ruolo in Cosa nostra, fino a quando ha deciso di saltare il fosso. E' stato per anni il braccio economico dei boss mafiosi, come Totò Riina. "Le cose andavano a questo modo - scriveva nel libro - I "politici", che di volta in volta potevano essere sindaci o assessori comunali e regionali, bandivano le gare degli appalti di servizi, più spesso di opere pubbliche, di solito decise dopo una consultazione con gli altri sodali, di cui generalmente mi occupavo io; quindi, la mia mediazione si svolgeva con gli imprenditori designati e concordati con i capimafia locali. Come suole dirsi, rappresentavo l' interfaccia".

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Un' altra e più pesante imposizione di Totò Riina fu una "tassa" aggiuntiva dello 0,80% che era destinata a lui personalmente. () A parte la tassa subito denominata "tassa Riina", le percentuali ufficiali pagate da chi otteneva l' appalto erano il 2% per i "politici", il 2% per la famiglia mafiosa territorialmente competente, la cosiddetta "messa a posto", e lo 0,50 per i pubblici controllori", raccontava ancora Siino.

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