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Mafia: Addiopizzo, 'basta narrazioni eroiche, sono fuorvianti e allontanano la gente' (2)

Di Redazione

"A trent'anni dall'assassinio di Libero Grassi nel nostro Paese, seppure siano stati fatti molti passi avanti, c'è ancora chi paga per paura e – va detto – chi anche per convenienza. Questi ultimi sono operatori economici che instaurano con la criminalità organizzata relazioni di do ut des e rapporti di connivenza, nell'ambito dei quali si rivolgono ai loro stessi taglieggiatori per recuperare crediti, risolvere problemi di vicinato, scalzare concorrenti e dirimere controversie sindacali", dice ancora Addiopizzo.

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"Chi paga per paura invece – abbiamo sperimentato con il tempo – vive e opera spesso in aree dove diritti fondamentali come quelli al lavoro, alla casa, alla salute e all'istruzione con l'accesso alle tecnologie informatiche, rimangono un miraggio per tanti. E vedendo come in molti territori e periferie l'emergenza abitativa cresca, l'occupazione cali, la dispersione scolastica aumenti e il diritto alla salute si assottigli, non possiamo non ribadire che i fenomeni criminali sono destinati a perpetuarsi e, in certi casi, a trasformarsi in ammortizzatori sociali. Si gioca su questo versante una battaglia strategica e decisiva nella lotta dello Stato al fenomeno mafioso, che deve coinvolgere a pieno tutte le sue forze sane per sradicare la malapianta criminale dal tessuto sociale in cui è purtroppo profondamente attecchita".

"Quello che in questo momento di pandemia più preoccupa non è solo la recrudescenza dell'usura e del condizionamento mafioso ai danni di imprese e famiglie in difficoltà. Rispetto a tale preoccupazione magistrati e forze dell'ordine continuano a operare efficacemente liberando vittime di estorsione, pezzi di territorio e di economia dal controllo delle organizzazioni criminali - dice -Quello che più inquieta è che i vuoti opportunamente creati dall'azione repressiva possano, in questo periodo drammatico, diventare voragini se non si investe su lavoro, politiche sociali e, non ultimo, su quella “qualità del consenso” di cui parlava Libero Grassi, che sosteneva la necessità di mettere al bando “la cattiva raccolta di voti” per promuovere buone leggi e buon governo. Per queste ragioni, a trent'anni dall'assassinio di Libero Grassi, è nostra convinzione che non sia più sufficiente supportare chi denuncia ma occorre che le associazioni antiracket vadano oltre: diventa decisivo, in questo frangente, orientare strategie e azioni per facilitare l'accesso a diritti fondamentali e ridurre le condizioni di povertà e ingiustizia che contribuiscono ad alimentare fenomeni criminali e di illegalità diffusa. Parafrasando il titolo di una pubblicazione curata da Umberto Santino sull'incontro che si svolse il 4 maggio del 1991, presso l'aula consiliare di Palermo in sostegno a Libero Grassi, riproponiamo il fulcro di quella riflessione, chiedendoci “Mafia o sviluppo?”.

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