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Mafia: figlio maresciallo Ros Lombardo, 'mio padre non si è suicidato, ora c'è la prova' (5)

Di Redazione

"Ma l'accertamento tecnico è solo uno dei bizzarri riscontri che hanno condotto alla presente richiesta di riapertura indagini - si legge ancora nel documento presentato alla Procura - Ad alimentare la necessità di un'adeguata ricostruzione vi sono anche le dichiarazioni postume di alcuni soggetti che sembravano presenti nel luoghi del decesso all'atto della ricostruzione fornita dalla Procura, salvo poi rivelarsi estranei, sebbene citati quali testimoni oculari di fatti e orari. Poco più di un anno fa, infatti, sul profilo facebook di Fabio Lombardo, è pervenuto il messaggio di un carabiniere che affermava di non essere in servizio la notte del decesso del Maresciallo, pur se dagli atti la sua presenza fosse data per accertata. Sarà lo stesso, dal suo profilo, a scrivere e chiarire, dopo una diretta facebook di Fabio Lombardo. "Forse, proprio il confuso affollarsi di quegli occulti misteri ha lasciato che l'epilogo restasse intrappolato, con la sua verità, in quel tortuoso labirinto buio che lascia spazio alle supposizioni ed al complottismo, annebbiando la strada dei riscontri oggettivi, sino ad imboccare la via del caotico silenzio dell'archiviazione: Suicidio! - scrive il legale - Una soluzione che lascia spazio a troppi dubbi, non tanto per la stranezza di un suicidio in divisa, che si inquadrerebbe solo in uno dei non pochi drammi della dura vita militare, quanto per le lacune che , incontrovertibilmente, hanno segnato l'evoluzione investigativa, di certo ed inevitabilmente distratta dalle numerose vicende correlate che si atteggiavano da cause o moventi ma che, di fatto, hanno allontanato gli investigatori dal nucleo centrale dell'indagine: può essersi ucciso in quel modo? Quella scena del crimine, racconta, con un'accettabile certezza scientifica un suicidio?".

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"Proprio per creare una barriera tra il confuso affollarsi degli eventi connessi ed il “fatto morte”, si è scelto di inquadrare l'indagine difensiva non sul “perché” ma sul “ cosa “ è accaduto - si legge nella richiesta di riapertura delle indagini - Si è tornati dunque a riesaminare i riscontri di quel lontano 4 marzo, stavolta analizzando le informazioni immediate che hanno potuto raggiungere l'attualità inalterate. Tra queste, i rilievi fotografici eseguiti all'interno della Caserma Bonsignore che, giunti a noi, anche se con una scarsa qualità, descrivono uno sparo alla tempia, obliquo ed una mano sul grembo, ben salda a quella che, ad un primo sguardo, pare essere l'arma del delitto, quella di ordinanza del maresciallo Lombardo. Un finestrino aperto dal lato guidatore e la foto di un'ogiva, lucida, che si rappresenta esser stata rinvenuta nel retro dell'auto ( ?). Da qui i primi dubbi, legittimi, anche oggi, e non di certo riconducibili ad una reazione sentimentalistica".

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