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Nisini: "Allarmi su sblocco licenziamenti infondati, da Rdc grossi danni"

Di Redazione

Roma, 20 ago. (Adnkronos/Labitalia) - "I dati sull'economia in ripresa dimostrano che gli allarmismi legati allo sblocco dei licenziamenti erano infondati. Il paese aveva bisogno di flessibilità e di ripartire e i numeri dimostrano che alla fine questa è stata una scelta giusta. Si potrebbe aumentare il dato positivo di altri 100.000 lavoratori richiesti dal mondo del turismo e della ristorazione, ancora alla ricerca di stagionali. Purtroppo il reddito di cittadinanza ha creato grossi danni anche e soprattutto a questo settore: per questo andrà ripensato totalmente". Così, con Adnkronos/Labitalia, Tiziana Nisini, sottosegretaria al Lavoro ed esponente della Lega, commentando l'intervista di oggi a 'La Repubblica' del presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, che ha sottolineato i dati sulla ripresa economica. Secondo l'esponente della Lega "di certo possiamo dire che, grazie alla presenza della Lega al Governo, la stagione turistica è stata salvata perché sono state accolte alcune richieste di buonsenso: alberghi con ristoranti interni senza green pass, treni, navi e aerei senza green pass, fino alla fine di agosto è così via". E l'azione politica e di governo, secondo Nisini, non deve fermarsi. "Adesso siamo al lavoro per risolvere le criticità emerse dall'applicazione delle prime regole sul green pass dal 6 agosto. Il nostro impegno è lavorare per evitare ancora chiusure che possano danneggiare le attività", aggiunge Nisini. "Ovviamente, anche nei luoghi di lavoro va tutelato il diritto alla salute pubblica sancito dall'art.32 della Costituzione ma anche l'art.4 che sancisce il diritto al lavoro. Servono poche regole ma chiare", continua Nisini. E sul tema delle pensioni Nisini è chiara. "Così come per il dopo quota 100, dobbiamo lavorare per evitare lo scalone ai 67 anni, potenziando gli strumenti già in essere: serve flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, affiancata da misure mirate e specifiche come Opzione Donna, ape sociale o come i contratti di espansione", sottolinea Nisini. "Sessantasette anni è un'età inaccettabile, serve una riforma che permetta ai lavoratori di uscire dal mondo del lavoro ad una età idonea e ragionevole", conclude Nisini.

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