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Pd: Parisi, 'nuovo Ulivo? troppe condizioni cambiate rispetto a 25 anni fa' (2)

Di Redazione

Da Renzi a M5S. E' la ricetta dell'alleanza larga di Letta, le sembra una formula attuabile? "Appunto. Troppe le condizioni che nel frattempo sono venute meno rispetto a venticinque anni fa. Basterebbe il confronto tra il palco di quel lontano aprile del 1996 e quello della sera di lunedì scorso. Allora gli esponenti di tutte le anime del centrosinistra riunite attorno a Prodi segno e guida dell'unità della coalizione. Ora sul palco, per dirla con le parole di Letta, una 'squadra', la 'squadra' del Pd. L'unico vincitore del turno elettorale amministrativo. Mentre i giornali tutti parlavano di vittoria di un indefinito centrosinistra, un centrosinistra dentro il quale stavano e stanno vincitori e vinti".

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Chi esce peggio dal voto i sovranisti leghisti e Meloni o i 5 Stelle? "Nell'immediato senza alcun dubbio i 5 Stelle. Mentre il centrodestra ha sicuramente perso e dovrà faticare molto per ritrovarsi sul piano politico, ma a stare ai comuni persi non altrettanto su quello elettorale. I 5S oltre ad aver perso pesantemente sul piano elettorale, danno l'idea di essersi persi su quello politico".

Il Pd dovrebbe lasciare i 5 Stelle al loro declino per costruire un progetto con l'area riformista di centro? "Tutto dipende da che cosa vuole fare da grande e, ancor prima, quale l'Italia che vuole. A mente fredda dovrà quindi innanzitutto riflettere sul grande risultato raggiunto sul piano psicologico, unito all'indiscussa crescita sul piano istituzionale, distinguendoli dal più modesto risultato elettorale e, soprattutto, dall'incertezza che questo passaggio amministrativo apre sul piano della strategia politica. Ha detto bene Letta quando ha parlato di una vittoria eccessiva. Non è la prima volta che vittorie amministrative hanno preparato e prodotto sconfitte politiche".

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