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Sclerosi multipla: il neurologo gioca un ruolo chiave nella partita contro questa malattia

Di Redazione

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“Bisogna però assolutamente rivedere, a livello toscano, la procedura di rapporti tra ospedale e territorio”

“Vorrei sottolineare un aspetto che può sembrare ovvio, ma non lo è. In Italia abbiamo un patrimonio di Centri cresciuti e progrediti nella conoscenza e nella gestione della malattia. Ebbene, il primo statement delle linee guida è che la diagnosi della sclerosi multipla non ha un marcatore universale. È una diagnosi probabilistica, come i colleghi sanno bene e quindi tanto più difficilequanto più precoce”, spiega Maria Pia Amato, Professore Ordinario di Neurologia, Università degli Studi di Firenze. Direttore SODc Riabilitazione Neurologica AOU Careggi, Responsabile Centro SM AOU Careggi, Presidente dell'European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS). “Quando una malattia, qualsiasi malattia, è avanzata e conclamata, la sua diagnosi è certamente più semplice. La diagnosi di questa malattia, che oggi deve essere necessariamente una diagnosi precoce e il trattamento altrettanto precoce con farmaci adeguati, sono da riservare ai neurologi che hanno una competenza specifica di questa malattia. Per noi questo è abbastanza scontato, mentre non lo è invece per i colleghi francesi. Abbiamo un patrimonio di Centri che hanno sviluppato molte competenze, come dicevo prima, e dobbiamo salvaguardarlo tutelando questi Centri. Questi farmaci sono sicuri nel momento in cui il Centro è in grado di assicurare un'identificazione precoce di eventuali alert e di gestirli nella maniera appropriata. È un momento di svolta in cui i Centri vanno fortemente supportati, perché il carico di monitoraggio non è affatto confrontabile a quello della metà degli Anni '90, fino ai primi Anni 2000, con l'ingresso di questi farmaci più potenti”.

Un carico che riguarda in prima linea anche gli stessi neurologi, come ha evidenziato Luca Massacesi, Professore Ordinario di Neurologia Università degli Studi di Firenze. Direttore SC Neurologia 2 e Responsabile Centro Riferimento Regionale trattamento Sclerosi Multipla, Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi.

“Bisogna assolutamente rivedere, a livello toscano, la procedura di rapporti tra ospedale e territorio almeno per questo tipo di malattie croniche. Per una malattia di questo tipo, con carichi di farmaci impegnativi, urge una soluzione politica, ma anche tecnico-scientifica nel rapporto con la medicina di base, perché il paziente nel 90% del suo tempo sta per fortuna a casa sua, non in ospedale”, ha precisato l'esperto nel corso del webinar.

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