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Scoperto il gene che regola il ritmo circadiano: dormiremo meglio?

Di Redazione

Milano, 02/12/2021 - L'idea dell'orologio interno che regola il ritmo sonno/veglia e il metabolismo è ben più di un'espressione genericamente usata quando non si riesce a dormire bene: è una questione genetica che è stata di recente campo di una scoperta destinata a cambiare la qualità della vita (o quantomeno del sonno) di molte persone.

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L'identificazione del gene orologiaio

Esiste davvero un orologio che governa i tempi biologici all'interno delle 24 ore del giorno, definendo quello che viene chiamato ritmo circadiano; gli ultimi studi a riguardo hanno dimostrato che la definizione di questa regolarità metabolica è tutta genetica, e sono riusciti a identificare il gene a capo di questo fondamentale meccanismo biologico. Si tratta del gene Tango10, e la sua identificazione è necessaria al miglioramento della qualità della vita di una grande varietà di persone che – per una ragione o per l'altra – vive con un ritmo circadiano irregolare, andando dunque incontro a disturbi del sonno e altre patologie.

Se ne potrebbe parlare come di uno studio recente, ma in realtà già nel 1729 erano state condotte – su piante e animali – osservazioni tali da far prendere in considerazione l'esistenza di un ciclo metabolico interno della durata di circa 24 ore, responsabile di molte funzioni dell'organismo, tra cui, nell'uomo, quelle di sonno e veglia. In crescendo – per dimensioni e complessità di analisi – sono stati analizzati i ritmi di moscerini, topi e umani, fino all'identificazione del gene Tango10, essenziale in ambito medico per il contrasto a numerosi disturbi, oggi purtroppo sempre più frequenti.

Gli effetti di un danneggiamento del gene o di un suo malfunzionamento sono evidenti già nei moscerini, in cui l'eliminazione di Tango10 ha portato a un'iperattività tale da alterare significativamente l'equilibrio classico tra ore di sonno e ore di veglia. Il gene è, infatti, orientato chiaramente al rilascio di una proteina fondamentale al ciclo metabolico quotidiano: senza questa proteina – come nel caso del moscerino della frutta, nello specifico – viene alterato il livello di potassio in rilascio, con ricadute importanti sul metabolismo interno.

I disturbi al ritmo circadiano

Quando si fa riferimento al ritmo circadiano, si parla di un delicato equilibrio che interessa tutto il metabolismo della persona, e che può essere più o meno facilmente alterato da eventi forti, siano essi legati all'esperienza individuale o a elementi di stress collettivo. Un esempio su tutti, in quest'ultimo caso, è dettato proprio dalla pandemia da covid-19, che ha causato un aumento dei disturbi da ansia e depressione notevole in questo importante lasso di tempo, intaccando – nel 30% dei casi – anche il ciclo sonno/veglia dei soggetti più sensibili.

Tra questi, figurano le donne, che stando ad ultime analisi hanno riscontrato un peggioramento della qualità del sonno (in conseguenza a un'evidente del proprio orologio interno) superiore rispetto agli uomini. Il segno è chiaro: la qualità e lo stile di vita degli italiani risentono parecchio dell'esperienza diretta del lockdown e della più generale emergenza sanitaria nel suo complesso; e a farne le spese sono anche – ma non solo – la salute menale e l'esperienza di riposo delle persone.

In generale, ad ogni modo, il ritmo circadiano sulle 24 ore non è mai una certezza secca: tende infatti a oscillare tra le 20 e le 28 ore, arrivando a coprire soltanto in media il valore di 24 ore con cui si distinguono le diverse giornate. Anche questo è stato scoperto sulla base di osservazioni su umani, insetti e vegetali, grazie a cui è stato possibile analizzare anche diverse conseguenze patologiche del disturbo del ritmo sonno-veglia.

Se questa sincronizzazione viene meno, infatti, il rischio non si lega soltanto a fenomeni di ansia e depressione, ma può innescare anche l'insorgenza di malattie metaboliche o neurodegenerative. Da qui, l'evidente importanza della scoperta del gene Tango10, per una migliore cura del ritmo circadiano e dunque una maggiore prevenzione dei problemi legati a una sua alterazione.

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