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Tennis: i timori dei giudici australiani su Djokovic, le motivazioni complete per l'espulsione

Di Redazione

Melbourne, 20 gen. -“Un'iconica star del tennis può influenzare persone di tutte le età, ma soprattutto i giovani e più suggestionabili, e spingerli ad emularlo. Questa non è una fantasia, non servono prove". E' uno dei passaggi chiave nelle motivazioni della sentenza che James Allsop, capo del collegio di tre giudici della Federal Court, ha emesso per spiegare le ragioni della sua decisione di confermare l'espulsione di Novak Djokovic dall'Australia.

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Vinto un primo ricorso contro la revoca del visto per un vizio di procedura, Djokovic ha subito la stessa misura una seconda volta, stavolta per decisione del ministro per l'immigrazione Alex Hawke che ha esercitato un potere personale come previsto dal Migration Act del 1958. La legge infatti consente un tale, vasto, potere discrezionale in caso di minacce effettive o anche solo percepite come potenziali, su questioni legate all'ordine pubblico, alla salute, alla sicurezza dei cittadini.

I giudici hanno spiegato chiaramente che "la Corte non analizza i meriti o la saggezza della decisione, il compito è di valutare se la decisione (del ministro) rientra nei limiti di legge", per quanto riguarda i tre aspetti su cui si è basata la difesa di Djokovic. I legali del serbo hanno contestato: il fatto che si siano dedotte le sue opinioni sui vaccini da un articolo della BBC del 2020; che la sua presenza in Australia potesse essere un rischio per l'ordine e la salute pubblica; che decidere su queste basi di revocargli il visto fosse illogico, irrazionale, irragionevole.

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