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Tennis: Musetti, 'obiettivo top ten, la Davis? Ogni anno può essere buono per vincerla'

Di Redazione

Roma, 29 mar. - “Il mio grande obiettivo è entrare nella top 10 della classifica mondiale, poi mi piacerebbe vincere un torneo dello Slam. Ci spero, so che una volta che Djokovic e Nadal si saranno ritirati nessuno avrà la garanzia di conquistare a ripetizione i grandi trofei, ed io potrò dire la mia. Poi, come per molti, il mio grande sogno sin da bambino è diventare numero 1 del mondo”. Lo dice la giovane promessa del tennis italiano Lorenzo Musetti nel corso di un'intervista concessa al canale Twitch di Sportface.

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“Per vincere la Davis ogni anno può essere quello buono -aggiunge il ventenne toscano, numero 76 del ranking Atp-. Anche in questa stagione possiamo dire la nostra. Se potrà partecipare, la Russia partirà favorita, e anche la Spagna con Nadal e Alcaraz sarebbe una squadra fortissima. Noi siamo un gruppo unito e non abbiamo ancora sfruttato Berrettini, il nostro giocatore più forte. Tutti insieme ci crediamo. Giocare la Davis è qualcosa di indescrivibile. Il match con Gombos è stato uno dei più intensi della mia vita, era come se tutto il Paese stesse giocando con me”.

L'azzurro lavora per rendere più concreto il suo tennis: “A volte ho l'impressione di sbagliare scelte. È ovvio che tirare fuori il coniglio dal cilindro piaccia a tutti, ma non è così che si vincono le partite: devo diventare più solido e giocare più semplice”.

Con il graduale rientro alla normalità dopo la pandemia, il Foro Italico è pronto a riaccogliere il 100% del pubblico sugli spalti, emozione che il numero 76 ATP vuole rivivere: “Credo che gli Internazionali BNL d'Italia siano il Masters 1000 più bello del mondo. L'ultima volta con il pubblico fu speciale, sul Pietrangeli non c'era un singolo posto vuoto. Mi dispiace non essere riuscito ad arrivare in fondo lo scorso anno, non vedo l'ora di rivedere la gente fare il tifo per noi giocatori di casa”.

Musetti pone anche l'accento sull'importanza del lavoro quotidiano, necessario indipendentemente dal talento: “Se da piccolo mi avessero chiesto cosa mi sarebbe piaciuto diventare, avrei risposto ‘un tennista professionista'. Il talento purtroppo non basta, nemmeno Federer sarebbe riuscito a diventare ciò che è senza l'allenamento. Bisogna anche essere bravi a gestire la pressione, che in alcuni casi diventa insostenibile; ammiro tennisti come Lucia Bronzetti, Matteo Berrettini e Paolo Lorenzi, che stanno facendo e hanno fatto percorsi diversi ma eccezionali”.

Chiosa sulla Nazionale di calcio: “Dopo la mia sconfitta a Miami ho letto sul telefono il risultato con la Macedonia. Non ci potevo credere, è stata una giornata terribile. Mancini? Secondo me non è colpa sua, è un allenatore che mi piace”.

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