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Sostenibilità, Campus Peroni apre confronto su sfide filiera agroalimentare

Di Redazione |

Roma, 14 dic. Si è tenuto ieri, presso la Coffee House di Piazza SS Apostoli a Roma, il convegno promosso da Campus Peroni, il centro di eccellenza frutto della collaborazione tra Birra Peroni e il Crea – il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, dal titolo ‘Connessioni di valore per la transizione ecologica dell’agroalimentare’. Il Convegno è stata l’occasione per confrontarsi sulla necessità di una nuova forma di collaborazione per affrontare le sfide della transizione ecologica, una collaborazione basata sull’innovazione tecnologica e sulla condivisione trasparente dei dati non più come filiera ma come ecosistema.

Nel corso del panel, moderato dalla giornalista Chiara Giallonardo, Campus Peroni ha proposto un nuovo modello eco-sistemico in tre fasi: una prima fase di tracciabilità, attraverso la tecnologia blockchain, per consentire la raccolta capillare e la condivisione trasparente dei dati; una seconda fase di misurazione dell’impatto ambientale delle catene del valore grazie a questi dati; un’ultima fase di miglioramento continuo in cui prevedere soluzioni e innovazioni di processo sulla base delle informazioni ottenute attraverso le fasi precedenti.

“I risultati sul progetto di tracciabilità in blockchain del malto 100% italiano che abbiamo avviato un anno fa ci confermano che la condivisione trasparente di dati attraverso l’uso della tecnologia funziona: garantisce la qualità, l’origine delle materie prime, tutela il made in Italy e ci consente di migliorare le performance ambientali – ha dichiarato Federico Sannella, direttore Relazioni Esterne e Affari Istituzionali di Birra Peroni e Coordinatore di Campus Peroni – Il modello che proponiamo oggi allarga l’obiettivo ad una componente di sostenibilità a tutto tondo e non più solo agricola: superare il concetto di filiera verticale e definire un nuovo approccio eco-sistemico potrebbe rivelarsi un passo decisivo verso una vera transizione ecologica della filiera agroalimentare e non solo, con il coinvolgimento di tutte le realtà in campo, dalle aziende alla ricerca universitaria, dalle startup innovative alle istituzioni. Si tratta di un cambio culturale che può essere applicato a qualsiasi settore e portare a soluzioni efficaci e condivise per il bene del pianeta”.

Il modello proposto da Campus Peroni nasce infatti dai risultati positivi ottenuti dal progetto di tracciabilità in blockchain del malto 100% italiano, progetto che Campus Peroni ha avviato insieme a pOsti, Xfarm, Hort@, Campus Bio-Medico ed Ey, come ha raccontato Irene Pipola, Ey Consulting Sustainability Leader Italy: “L’approccio oggettivo che è stato adottato parte dalle evidenze, dai dati attraverso tre fasi: il tracciamento delle informazioni di filiera, la misurazione ed analisi dei dati, e il miglioramento, andando ad identificare azioni concrete che potessero essere messe in campo dagli agricoltori. Ad ora i primi risultati arrivano dalla produzione primaria dell’orzo, dove è stata registrata una riduzione del 27% delle emissioni di CO2 grazie all’analisi dei dati e ad una collaborazione tra gli attori del Campus Peroni e gli agricoltori”.

Ad evidenziare il valore dello scambio di conoscenze e competenze a favore di una cultura della sostenibilità l’intervento di Enrico Giovannini, Co-fondatore di ASsvis che ha dichiarato: “L’approccio promosso da Campus Peroni rappresenta un modello da seguire perché riesce a coniugare sostenibilità e innovazione, mettendo al centro di tutto i dati e la loro condivisione. Il tema rappresenta un’opportunità per tutte le aziende che decidono di investire su questo, perché seguendo la strada dell’innovazione tecnologica applicata alla sostenibilità diventano più competitive, anche sui mercati internazionali, e riescono ad attrarre più facilmente i giovani talenti. Questo processo, a prescindere dalle dimensioni delle aziende, dovrebbe coinvolgere tutta l’imprenditoria italiana, perché non si tratta solo di fare del bene, ma anche di creare sviluppo e lavoro. In quest’ottica l’allargamento dell’obbligo di rendicontazione non finanziaria alle medie imprese deciso dall’Unione europea potrebbe rappresentare un ulteriore passo avanti verso uno sviluppo economico realmente sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale”.

Nel passaggio dalla logica di filiera a quella di un ecosistema fatto di collaborazione e condivisione, le imprese delle grandi e piccole industrie italiane giocano un ruolo fondamentale. Nel nuovo modello acquisisce sempre più importanza lo sviluppo di piattaforme non più verticali ma orizzontali nell’ambito delle quali le aziende possano collaborare, e di questo ha parlato nel suo intervento Katia Da Ros, vicepresidente di Confindustria, affermando: “L’industria italiana esprime una leadership indiscussa a livello europeo nel processo di transizione ecologica, dall’economia circolare, all’efficienza energetica, all’abbattimento delle emissioni. La sfida è preparare il tessuto economico e produttivo ad entrare a pieno titolo nelle nuove catene di valore internazionali, cercando di posizionarsi nei settori a maggiore valore aggiunto e contenuto tecnologico. Le imprese italiane stanno investendo in tecnologie, competenze, innovazione e il progetto di tracciabilità del malto 100% italiano di Birra Peroni ne è un esempio. La chiave è la collaborazione, la condivisione di idee e dati, con un approccio ‘orizzontale’ e non più ‘verticale’, che mette insieme i vari attori coinvolti lungo le filiere. In questo scenario, il contributo che può dare Confindustria è sicuramente quello di ‘mettere insieme’ le imprese, stimolare un confronto aperto tra tutti gli attori del sistema in modo da incentivare il dialogo, lo scambio di informazioni e la sinergia tra le stesse, mettendo a fuoco le innovazioni che maggiormente contribuiranno all’evoluzione in chiave sostenibile e anche alla tutela del made in Italy”.

A chiudere il convegno Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che si è soffermata sulla centralità delle sfide della sostenibilità nell’ambito del programma di governo, dichiarando: “La transizione ecologica è un percorso anzitutto culturale e necessita della massima condivisione, tanto delle criticità quanto delle soluzioni ai problemi. È per questo che vedere qui insieme tanti diversi interlocutori è un segnale estremamente positivo. Come governo siamo e saremo sempre parte attiva in questo percorso e continueremo a tenere vivo il dialogo con tutti gli attori in gioco, al fine di definire di concerto le strategie per affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti, individuando le opportune politiche e i giusti provvedimenti a supporto di un processo che deve essere graduale. La sostenibilità ambientale, è di tutta evidenza, deve andare di pari passo con quella economica”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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