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**Strage Erba: ‘ci sono dentro fino al collo’, condannati hater dei fratelli Castagna**

Di Redazione |

Milano, 29 feb. L’odio non paga, anzi talvolta può costringere a risarcimenti non per tutte le tasche. Lo sanno bene i cinque ‘leoni da tastiera’ condannati (pena sospesa) a pagare una provvisionale di 10mila euro, più le spese legali, a Pietro e Giuseppe (detto Beppe) Castagna, al centro di attacchi su una pagina Facebook. “Ci sono dentro fino al collo” oppure “Che la famiglia c’entri qualcosa ne sono sicuro” sono alcuni dei commenti online lasciati dagli hater, in merito alla strage di Erba, che sono stati ritenuti diffamatori dalla giudice di Como Maria Elisabetta De Benedetto. Messaggi che mettono in discussione il ruolo dei fratelli Castagna nel massacro dell’11 dicembre 2006 quando, sotto i colpi di spranga e coltello, sono stati uccisi la sorella Raffaella, il nipote Youssef di soli 2 anni e la mamma Paolo Galli. Una strage che non ha risparmiato Valeria Cherubini uccisa dai vicini di casa, i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, condannati in via definitiva all’ergastolo per il quadruplice omicidio.

Quella decretata pochi giorni fa a Como non è la prima condanna: alcuni hater sono già stati denunciati, rintracciati dalla polizia Postale e condannati, altri sono in via di identificazione. Anche Azouz Marzouk, marito di Raffaella, è già stato condannato per diffamazione nei confronti della famiglia Castagna, e altri – a pochi giorni dall’udienza sulla revisione – rischiano di finire a processo.

“La decisione di denunciare – spiega all’Adnkronos l’avvocatessa Daniela Spandri che insieme al collega Massimo Campa difende i fratelli – ha sicuramente inciso positivamente. A lungo c’è chi ha insinuato sui familiari, vittime innocenti della strage, e ci siamo visti costretti a denunciare, e i fatti dimostrano che farlo paga perché le condanne contro gli hater arrivano. Il diritto altrui a credere nell’innocenza, o a sostenere la pista alternativa della droga come accade ora che si avvicina l’udienza di revisione, non può sfociare nella diffamazione verso chi è vittima”. Un utile promemoria per chi vorrà ancora puntare il dito contro Beppe e Pietro Castagna che venerdì 1 marzo saranno parti civili nell’aula della seconda corte d’Appello di Brescia per difendere la propria famiglia, a partire da chi non c’è più.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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