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Rifiuti

Allarme per la chiusura di Siculiana: nella discarica sequestrata i rifiuti di 39 comuni

In prima linea e in trepida attesa ci sono i sindaci, preoccupati non solo per l'ordine pubblico, ma anche per la prospettiva di un aumento dei costi, già elevati, del servizio. Si aspetta la Regione

Di Redazione |

La chiusura della discarica di Siculiana, disposta la scorsa settimana dalla Procura di Agrigento per irregolarità amministrative e violazione delle norme ambientali e sottoposta a sequestro preventivo dai carabinieri del Noe di Palermo e del comando provinciale di Agrigento, sta creando serio allarme in tutta la provincia di Agrigento e non soltanto. Nell’impianto gestito dalla Catanzaro Costruzioni conferiscono la frazione indifferenziata non solo i Comuni della Srr Agrigento Est con in testa il capoluogo, ma anche quelli della Agrigento Ovest che hanno come capofila Sciacca, tranne quelli dell’area belicina che conferiscono invece a Trapani. In totale ben 39 centri.

La vicenda è in questi giorni nell’agenda del prefetto e dell’assessorato regionale ai Rifiuti. È stata affrontata prima nel corso di un vertice alla Prefettura di Agrigento, poi in una riunione a Palermo. Tocca all’assessorato, e anche con estrema urgenza, individuare altre discariche dove andare ad abbancare i rifiuti e tamponare l’emergenza. La prossima settimana sarà decisiva per fare delle scelte utili ed evitare che, come accaduto in passato, si riproponga il fenomeno dell’abbandono incontrollato dei rifiuti in caso di sospensione per diversi giorni dell’attività di raccolta. La provincia di Agrigento non può permettersi altre situazioni di emergenza, con passo veloce bisogna presentarsi senza criticità igienico sanitarie quando ci sarà da gestire per un anno il titolo di “Capitale Italiana della Cultura 2025”.

Il vertice di Palermo tra il prefetto di Agrigento, Filippo Romano, e il direttore generale di Arpa Sicilia, Vincenzo Infantino, è stato utile per fare il punto della situazione e tentare di individuare in modo rapido dei percorsi alternativi. «La magistratura fa il suo lavoro e la giustizia deve fare il suo corso – ha detto Romano – tuttavia si pone un problema di ordine pubblico con l’impianto di Siculiana chiuso visto che ciò proietta la provincia di Agrigento in una gravissima crisi di rifiuti, insieme ad altri Comuni della Sicilia occidentale e nella provincia». Si lavora anche per individuare gli interventi da suggerire alla Regione Siciliana per agevolare la rimozione dei pericoli per l’ambiente contestati dall’autorità giudiziaria al gestore della discarica di Siculiana. Ma in questo caso i tempi potrebbero essere lunghi e non si può stare a guardare.

In prima linea e in trepida attesa ci sono i sindaci, preoccupati non solo per l’ordine pubblico, ma anche per la prospettiva di un aumento dei costi, già elevati, del servizio. Gli amministratori comunali da alcuni anni sollecitano con insistenza i cittadini a collaborare per aumentare la percentuale di raccolta differenziata. Ed oggi in provincia di Agrigento ci sono alcune realtà che risultano tra le più virtuose della Sicilia. Ma la sensibilità e il senso civico rischiano di essere vanificati quando il ciclo integrato dei rifiuti si blocca per la chiusura o la indisponibilità di impianti. I Comuni sono costretti a cercare discariche lontane, spesso private, ed a volte anche fuori dalla Sicilia, con costi di trasporto elevatissimi e con la conseguente impossibilità di prospettare una riduzione delle tariffe.Eppure gli impianti pubblici in questo territorio ci sono. Ma non funzionano. O funzionano male. Solo lo scorso agosto, cinque anni dopo la disponibilità della progettazione esecutiva, è arrivato dalla Regione il via libera al finanziamento per l’ampliamento di una discarica pubblica chiusa per raggiunti limiti di conferimento che sorge in territorio di Sciacca e che serve ben 17 comuni del comprensorio. Si tratta di un finanziamento di 30 milioni per ampliare e potenziare l’impiantistica della Srr Ato Agrigento Ovest. Nella discarica Saraceno Salinella si deve realizzare una nuova vasca da 500 metri cubi e l’impianto per il Tmb (Trattamento meccanico biologico).

A regime l’intero impianto potrà trattare 300 tonnellate di rifiuti al giorno, con una potenzialità annuale di circa 93.000 tonnellate, ben oltre il fabbisogno dei centri del versante occidentale che, allo stato attuale, hanno una produzione media di rifiuti indifferenziati di circa 20.000 tonnellate l’anno. Se rimarrà al servizio dei soli comuni del versante occidentale della provincia di Agrigento (cosa improbabile, vista la penuria di impianti) per 15 anni non ci saranno problemi di conferimento. «Quando sarà pronta la nuova vasca – ci dice il presidente della Srr, Vito Marsala – eviteremo la gravosa e onerosa “tratta” dei rifiuti non differenziati in tutto il territorio siciliano, se non anche in quello nazionale». Insomma, se i tempi burocratici fossero stati più brevi, la discarica di Sciacca sarebbe stata valida alternativa a quella di Siculiana.

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