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Agrigento

Agrigento, all'ospedale il caso delle valutazioni per i medici. Il Cimo accusa: «Strumento di intimidazione»

Di Redazione

La valutazione positiva che in realtà è diventato uno strumento per declassare di fatto una dottoressa. E' diventato un caso quanto accaduto all'Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento,  al reparto Hospice. E la polemica è stata sollevata ancora dal Cimo, il sindacato dei medici, che ne ha chiesto conto, al momento ancora senza  risposta, all'Asp di Agrigento. Una vicenda che ha riguardato in particolare una dottoressa la cui valutazione - scrive il Cimo - viene indicata come positiva ma che di fatto è negativa, cercando di trarre in inganno il valutato. E il tutto dice il sindacato per favorire un candidato piuttosto che un altro. 

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«La professione medica ha da sempre affascinato molti. Generazioni di studenti hanno sognato di accedere alla facoltà di medicina, conseguire il titolo e poi entrare in corsia a prendersi cura degli ammalati. Anche chi non possiede una formazione in discipline sanitarie immagina un mestiere pervaso da un’aura di sacralità. Un lavoro che è quasi una vocazione a prestare assistenza al prossimo, a guarire le malattie, a salvare vite. Un impegno solenne che non si interrompe nemmeno nei momenti di maggiore difficoltà, come ci hanno insegnato questi anni di pandemia.
  La recente polemica sollevata da una nota diffusa la settimana scorsa da Cimo - il sindacato dei medici - ci restituisce tuttavia un quadro molto meno idilliaco. La realtà all’Asp di Agrigento sembra aver poco a che fare con la narrativa medica che contraddistingue l’immaginario collettivo. 
I medici di alcune unità operative e dipartimenti dell’Asp 1, quali il dipartimento di salute mentale e l’U.O. Hospice, oltre a curare le malattie, devono fare i conti con una burocrazia interna supponente, autoreferenziale e poco consapevole dei limiti del proprio ambito di azione. Pare infatti che la valutazione annuale dell’attività lavorativa della dirigenza medica, la cosiddetta performance, sia stata utilizzata come uno strumento per operare intimidazioni verso alcuni dirigenti medici. Qualche direttore di distretto avrebbe espletato direttamente tale processo di valutazione verso l’attività sanitaria di alcuni dipendenti senza averne competenza, non ricoprendo il ruolo di primario e dunque non avendo conoscenza diretta dell’attività dei valutati, cosa che, se confermata, sarebbe oltremodo irregolare. La tesi ascrive i giudizi negativi a scelte volutamente discriminatorie e a riprova di ciò, la nota sindacale sottolinea come la valutazione sia stata eseguita da chi non solo non aveva il titolo ma nemmeno la conoscenza del funzionamento della stessa procedura di valutazione e dei processi che la compongono».

«A chi stanno a cuore le sorti dell’Asp di Agrigento - continua la nota - non resta che chiedersi se questa vicenda sia solo il frutto di frizioni interne o se non rappresenti invece la punta di un iceberg di ben altra natura. Ci auguriamo che chi di dovere intervenga per fare chiarezza sull’episodio ed eventualmente smascheri chi tenta di mettere le mani sulla sanità agrigentina svilendo i medici e svuotandone la professionalità».

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