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Agrigento

Canicattì, la trebbiatura dei cereali nelle terre confiscate alla mafia

Quest’anno per la prima volta da quando da oltre una decina di anni gestiscono beni confiscati a Canicattì non hanno subito danneggiamenti

Di Redazione

E’ in pieno svolgimento a Canicattì (Ag) la trebbiatura delle produzioni di cereali nei campi confiscati alle famiglie mafiose della zona. Uomini e mezzi della cooperativa sociale «Lavoro e non solo» che gestisce la totalità dei beni confiscati ed assegnati a Canicattì dovrebbero completare il raccolto già domani. Quest’anno per la prima volta da quando da oltre una decina di anni gestiscono beni confiscati a Canicattì non hanno subito danneggiamenti. Né ai mezzi né incendi ai campi di cereali. La cooperativa nata a Canicattì decise di trasferire la sede legale a Corleone ma con la città di origine ha conservato un rapporto forte. Ad iniziare con le associazioni «Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino" e «Tecnopolis» con cui condivide percorsi comuni. Domani a mezzogiorno scade il termine per presentare le domande per l'assegnazione di altri 7 beni confiscati alla mafia locale. Tra questi una villa ottocentesca barocca e sei ettari di uliveto del boss canicattinese Calogero «Lillo» Di Caro che le cronache giudiziarie più recenti indicano come il capo famiglia locale con un ruolo di riferimento a livello provinciale e regionale. Di Caro è tornato in carcere il 2 febbraio 2021 nell’operazione anti estorsione e antimafia Xydi. 
 

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