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Agrigento

Esplosione Ravanusa, il modello Genova per ricostruire la città ferita

 Si ipotizza un decreto legge ad hoc come per il ponte Morandi. Nello scoppio delle due palazzine, dovuto ad una bolla di gas che si sarebbe formata nella rete del metano, sono morte nove persone, oltre al bimbo che una delle vittime portava in grembo

Di Franco Castaldo

Appena si entra a Ravanusa, superata la scritta di benvenuto “Città del monte Saraceno” il cuore viene stretto da una morsa implacabile di tristezza. Troppo vivo è il ricordo di quelle vittime innocenti travolti e uccisi dalla tremenda esplosione che ha squarciato l’intero isolato ricadente nella via Trilussa. Dieci nomi da ricordare, uno per uno, come ha fatto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: Calogero Carmina, suo figlio Giuseppe; Pietro Carmina, professore di filosofia, la moglie Carmela Scibetta; Maria Crescenza Zagarrio, Liliana Minacori; Angelo Carmina, suo figlio Giuseppe e la moglie Selene Pagliarello con in grembo Samuele.

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La mestizia viene alleviata poco dopo da uno striscione bianco che fa bella mostra sulla cancellata del Liceo Scientifico Giudici Saetta e Livatino: Ravanusa rialzati, la scuola è con te. La cittadina sembra in ginocchio e sente ancora il peso della tragedia e sente oltremodo il senso del lutto. Non sembra come prima: strade semivuote, molti esercizi commerciali non aperti. Eppure è forte il desiderio di tornare a vivere per onorare quei morti, quei compaesani che ogni giorno salutavano sorridenti. Ieri, da quel maledetto 11 dicembre, è stato il primo giorno con una buona notizia, come spiega con un comunicato il procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio: «Dopo due giorni di operazioni peritali, i consulenti tecnici del pm, unitamente a quelli di Italgas, sotto la supervisione del procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella e con la partecipazione del collegio difensivo, hanno individuato, tramite delicati scavi meccanici, un punto esatto di rottura della rete di metano posta al di sotto del manto stradale di via Trilussa in prossimità della abitazione del prof. Carmina.

 

 

Si è procedutosi ad effettuare ulteriori  scavi manualmente, in prossimità di un punto di rottura è stata rilevata, una residua sacca di metano domestico ben distinguibile dal tipico odore. Le operazioni tecniche proseguiranno ad oltranza. Si ipotizza, una perdita di gas dalla rete di distribuzione del metano che ha creato un accumulo sotterraneo spostandosi nelle abitazioni limitrofe». Qualcuno sui luoghi degli scavi, appena individuato lo squarcio ha commentato: «Abbiamo stanato il mostro, ne abbiamo sentito forte il respiro» e ciò dà l’idea di come, inquirenti, forze dell’ordine, avvocati, consulenti di parte (compresi quelli dei dieci indagati per omicidio plurimo colposo e disastro colposo) siano particolarmente motivati e attenti. In pratica, al momento, sono state escluse cause della esplosione diverse dal metano e accertato che la perdita era nella rete stradale di Italgas e non in una delle utenze domestiche dentro le case.

 

 

Ciò fa tirare un sospiro di sollievo alla popolazione tutta che avverte tangibile la paura e manifesta ancora timore sulla sicurezza delle condotte sotterranee. Che oggi verranno ispezionate tutte: fogne, acqua ed elettricità. Per avviare l’immediata ricostruzione e riqualificazione urbana di Ravanusa, in molti pensano e spingono affinchè si adotti il “Modello Genova”, che ha consentito di ricostruire in dieci mesi il ponte crollato (spesa di 200 milioni di euro) facendo leva su due aspetti fondamentali: semplificare e velocizzare, superando così, le pastoie della burocrazia. Per fare ciò occorre un decreto legge ad hoc, esattamente come avvenuto per Genova.

 

 

Il sindaco di Ravanusa, Carmelo D’Angelo, è possibilista ma ha un piano d’azione altrettanto celere che punta a ricostruire e riqualificare Ravanusa. Occorrono da 10 a 15 milioni di euro e sono pronti due progetti. Uno riguarda la zona delle palazzine crollate che non vedrà l’edificazione di unità abitative. Verrà realizzata una piazza per ricordare tutte le vittime della tragedia. La zona sottostante, danneggiata ma non sottoposta a sequestro, quella che ha bisogno di messa in sicurezza, rifacimento tetti e quanto occorre per essere riabitata verrà immediatamente strutturata. Con altro progetto, già ultimato, si penserà a ricostruire magari utilizzando edifici ed unità abitative esistenti. Tutto ciò potrebbe avvenire nel breve volgere di pochi mesi in sintonia con la Regione Sicilia e con il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini. Intanto, si pensa agli sfollati. Sono in tutto 135 e costituiscono 47 famiglie. 28 hanno già trovato una sistemazione autonomamente o da parenti o perché avevano una seconda casa. Altre 15 famiglie hanno già trovato sistemazione in alloggi la cui pigione viene pagata da Comune ed altre quattro famiglie sono in procinto di scegliere la nuova abitazione (sempre a carico del Comune). Nelle prossime ore, dopo l’ok dei Vigili del fuoco, numerose famiglie sfollate saranno autorizzate a prelevare i mobili e gli attrezzi da lavoro ancora utilizzabili.

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