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Agrigento

Nell'Agrigentino la crisi idrica senza fine: «I turni sono lunghi? Speriamo che piova»

Acque nelle case di Canicattì e Favara anche ogni otto giorno. Aica accusa Girgenti Acque: ereditata una situazione disastrosa

Di Fabio Russello

Un tunnel dentro il quale la luce non si vede affatto e dove ancora per lungo tempo probabilmente non si vedrà.
E’ la (ormai cinquantennale) emergenza idrica nell’Agrigentino dove un’ampia fetta di popolazione riceve acqua nelle case per poche ore ogni quattro giorni, quando va bene, e per pochissime ore ogni dieci giorni quando va male (come in questo periodo). Succede perché gli invasi sono pressoché vuoti, perché gli acquedotti sono vetusti con perdite anche del 50% della portata e soprattutto perché si sono persi, con Girgenti Acque, quindici anni sognando una privatizzazione dell’acqua che invece ha portato – come accusa Fiorella Scalia, il direttore generale dell’Aica, l’azienda idrica dei comuni agrigentini che ha preso il posto della fallita G.A. – al disastro di oggi per l’«assenza di una qualunque visione strategica». 

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Il risultato è che il via vai delle autobotti lungo le strade della provincia di Agrigento non si ferma mai. E dire che non solo sono stati buttati a mare quindici anni, nel corso dei quali non è stato fatto nulla o quasi per non dipendere, come ancor oggi, dalle piogge, ma anche gli ultimi cinque mesi. Che Siciliacque avrebbe tagliato le quote d’acqua del 40% ai gestori delle reti idriche agrigentine si sapeva da giugno. L’assessore regionale all’Energia Daniela Baglieri aveva anche presieduto un vertice nel corso del quale erano state individuate alcune soluzioni. Si era ipotizzata la riattivazione del dissalatore di Porto Empedocle e il potenziamento di una pompa che avrebbe dovuto portare acqua dal potabilizzatore di Santo Stefano al lago Castello. Parole rimaste al vento. Ora la matassa è talmente ingarbugliata che allo stesso direttore generale di Aica, Fiorella Scalia, non resta che allargare le braccia e pregare: «Speriamo che piova e che la gente paghi le bollette». Sì, perché Aica che ha ereditato il servizio da Girgenti Acque è al verde o quasi: ci sono difficoltà a pagare gli stipendi, figurarsi a riparare condotte che si rompono. La storia recente dell’acqua ad Agrigento, in soldoni, è questa: Girgenti Acque dal 2008 aveva la gestione del servizio idrico integrato. Nel 2018 è arrivata una interdittiva antimafia della Prefettura alla società che controllava Girgenti Acque (che nel frattempo è pure fallita con un buco di 80 milioni di debiti la metà dei quali con Siciliacque) accelerando il processo per la rescissione del contratto e per la costituzione di una società consortile dei Comuni, appunto l’Aica, che è entrata in funzione il 2 agosto scorso. E anche se il Tribunale delle Acque ha imposto lo stop, continuano a sopravvivere dei consorzi paralleli, come il Tre Sorgenti e il Voltano, che nel frattempo gestiscono acqua e nominano Cda. Un ginepraio che ha pure fatto sì che si scoprisse a Sciacca un serbatoio idrico mai utilizzato perché non collegato alla rete idrica. Il che è come costruire un’automobile senza le ruote. 

E come se ne esce? «Sperando che piova e che la gente paghi le bollette» ha ribadito Fiorella Scalia che, per spiegare i turni anche di otto giorni come nel Canicattinese e a Favara dice: «Il problema è che i laghi Fanaco e Leone sono vuoti e Siciliacque ha ridotto i prelievi del 40%». Lo stesso direttore generale di Aica ha poi bocciato i pannicelli caldi che erano stati prospettati a giugno: «Potenziare la pompa da Santo Stefano al Castello? Non potrà coprire quello che manca». Quindi dalla padella di Girgenti Acque si passa alle brace di Aica? Fiorella Scalia non ci sta e attacca: «Siamo noi di Aica ad avere ordinato la ricognizione della rete idrica. Ci stiamo adoperando per mettere delle pezze ma la bacchetta magica non ce l’ha nessuno». Poi scandisce: «Aica sta ereditando una situazione disastrosa da Girgenti Acque, sia dal punto di vista della produzione che della distribuzione. Non c’è stata in questi anni una visione strategica degli impianti». E ora? «Bisogna cercare altre risorse – spiega il direttore generale di Aica – ma intanto bisogna fermare le perdite a vista negli acquedotti». Per fare questo servono ovviamente soldi e Aica, che è partita ad agosto, ha emesso le bollette. La situazione migliorerà? «Speriamo che piova e che la gente paghi le bollette» è il mantra che però sembra quello già sentito da quindici anni a questa parte. Scalia però scandisce le parole come se il tono stesso fosse un segnale di rottura rispetto al passato: «Si è avviata la ricognizione degli impianti e la bollettazione del canone idrico, che serve anche a pagare gli stipendi al personale. Aspettiamo e tra un anno vedremo quale sarà il risultato. La gente va rassicurata ricordando che Aica gestisce anche il complesso sistema della depurazione».
Rassicurare però è un’opera piuttosto ardua se quella stessa gente apre il rubinetto e vede che è sempre a secco. 

Intanto, ça va sans dire, nei prossimi giorni c’è l’immancabile vertice alla Regione: all’ordine del giorno “le proposte operative”. Ma da queste parti, dove il disincanto cresce come i turni dell’acqua, ai vertici non ci crede più nessuno. E quindi mano al cellulare per chiamare l’autobottista che per 20 euro porta in poche ore tremila litri.

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