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Ambiente

Clima, città sempre più calde e notti tropicali in aumento: boschi urbani tra soluzioni

L'Istat ha diffuso un rapporto relativo al 2020 elaborato sulla base di 44 indicatori fra cui meteoclima e risorse idriche, energia, inquinamento, mobilità, forestazione e aree verdi

Di Stefania De Francesco

Città più calde con notti tropicali in aumento, piogge scarse e siccità, sempre più auto in circolazione, anche se ormai sempre meno inquinanti, poche aree verdi ma i boschi urbani si stanno facendo largo. Passa anche per questi aspetti l’impatto dei cambiamenti climatici su cui l'Istat ha diffuso un rapporto relativo al 2020 elaborato sulla base di 44 indicatori fra cui meteoclima e risorse idriche, energia, inquinamento, mobilità, forestazione e aree verdi. 

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Nei capoluoghi di regione, emerge dal rapporto, la temperatura media annua segna +1,2 gradi rispetto al valore dei 30 anni 1971-2000 con Perugia al top (+2,1) seguita da Roma (+2), Milano (+1,9), Bologna (+1,8) e Torino (+1,7). Negli ultimi dieci anni il caldo è stato crescente e nel 2020 la temperatura media ha sfiorato i 16 gradi (15,8). 

Fra le 24 città osservate sono aumentati i giorni estivi (con temperatura massima maggiore di 25 gradi), in media 112 fra cui Aosta (+41 giorni), Perugia (+35) Roma (+27), mentre sono salite a 56 le notti tropicali (mai sotto i 20 gradi) a Napoli (+53), Milano (+34) e Catanzaro (+33). Il 2020 è stato anche l’anno meno piovoso degli ultimi dieci, insieme al 2011, con in media 293 giorni senza pioggia. A Milano, Roma e Napoli nell’ultimo decennio rispetto ai 30 anni 1971-2020, l’Istat ha evidenziato una temperatura media in rialzo e sempre meno pioggia. Oggi, nei comuni capoluogo dove vive circa il 30% della popolazione (17,7 milioni di abitanti) ogni cittadino dispone in media di 31 metri quadrati di verde, quota che raddoppia al nord est (62,2) mentre è minima nel Mezzogiorno (20,8 mq al Sud e 19,5 nelle Isole). Ma sono sempre più diffusi i boschi urbani, utili per la mitigazione dei cambiamenti climatici e in particolare delle «isole di calore» (le zone urbane dove la temperatura è più alta per la presenza di cemento, metalli, asfalto) grazie a diversi programmi comunitari e nazionali (Green deal europeo, Pnrr e Programma sperimentale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano). Nel 2020 ci sono stati interventi di forestazione urbana in 47 capoluoghi (31 nel 2011) per oltre 11,6 milioni di mq (in media 30mq per ettaro di superficie urbanizzata). Negli ultimi 10 anni la superficie dedicata ai boschi urbani è via via aumentata (+14,9%) soprattutto nei capoluoghi delle Isole (+31%). 

L’inquinamento atmosferico fra polveri sottili e gas serra è leggermente migliorato tra il 2013 e il 2020 con meno casi di superamento dei limiti di legge e dei valori di riferimento dell’Oms. Migliora la situazione anche nelle tre maggiori città ma, rileva l’Istat, Milano ha un tasso di motorizzazione più contenuto e tendenzialmente in diminuzione ma è penalizzata da poche aree verdi; Roma ha più veicoli (621 per mille abitanti) mentre Napoli ha un parco auto inferiore alla media dei capoluoghi (605) ma più obsoleto (51,5% fra Euro 0 e 3). Fra i fattori di pressione sull'ambiente ci sono l’energia il cui consumo totale è diminuzione per «un trend discendente già in atto riscontrato» in tutto il Paese» anche se resta più alto nelle città del nord. Infine quanto all’acqua, fra perdite idriche e razionamento, le maggiori criticità persistono nel Mezzogiorno. 
 

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