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“La città di Baudo”, il “varietà” del barocco siciliano

Militello in Val di Catania, tra chiese e fastose architetture, è uno dei borghi più belli di Sicilia e patrimonio dell’Unesco

 

Di Sonia Distefano

«Per ognuno di noi il proprio paese è il più bello, ma nel mio caso è proprio così».

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Con queste sentite parole Pippo Baudo sintetizza in maniera incisiva la straordinaria bellezza di Militello in Val di Catania, paese di origine del noto conduttore televisivo. «Il mio paese è sempre nei miei pensieri» afferma Baudo da Roma rievocando le tradizioni popolari tra le barocche chiese del borgo ricco di fastose architetture, complessi conventuali, monasteri e palazzi, con un contesto urbano e paesaggistico di forte carattere scenografico.

E se si dice che “Militello è la città di Pippo Baudo”, il noto conduttore risponde: «Per me è un grande onore che il mio nome si colleghi a Militello».

Il paese di Baudo è un centro agricolo della provincia etnea, che sorge sulle propaggini nord-orientali degli Iblei ad un’altitudine di 413 metri s.l.m., e che è tra gli otto Comuni del Distretto culturale del Sud-Est, “Le città tardo barocche del Val di Noto”, ad aver ricevuto il riconoscimento dell’Unesco. L’origine romana del borgo è ancora incerta; sembra invece che il primo nucleo urbano sia sorto in età bizantina. La storia documentata della città inizia dopo il periodo arabo.

In epoca medievale Militello assunse notevole rilievo come centro fortificato. Testimone di un passato legato alle origini medievali della città è il complesso di Santa Maria la Vetere, o della Provvidenza, che rappresenta, dal punto di vista storico archeologico, uno dei siti più significativi del borgo. Protagonisti della crescita culturale e urbanistico-architettonica della città furono i Signori di Militello, appartenenti alle famiglie Barresi (1308-1567) e Branciforte (1567-1812).

Nel corso dei secoli, Militello divenne un importante centro culturale e religioso, con ben 20 chiese e 9 conventi, e raggiunse l’apice della fioritura culturale ed artistica nel primo ventennio del ‘600, grazie al contributo di don Francesco Branciforte e donna Giovanna d’Austria, figlia di don Giovanni, vincitore di Lèpanto, a sua volta figlio naturale dell’imperatore di Spagna, Carlo V d’Asburgo. Distrutta dal terremoto del 1693 della Val di Noto, Militello fu riscostruita secondo le direttrici dell’espansione seicentesca e con la realizzazione di nuove opere monumentali. Tra le chiese e i monasteri scampati al sisma si ricordano l’Abbazia di S. Benedetto (XVII sec.) e l’oratorio della Madonna della Catena (XVI sec.).

La costruzione del monastero di San Benedetto si deve proprio a don Francesco Branciforte e Donna Giovanna d’Austria. Il modello tipologico del monastero ricalca quello di S. Nicolò l’Arena di Catania, al punto che il monastero militellese è ritenuto per estensione, fra quelli benedettini, il terzo in tutta la Sicilia dopo quelli di Catania e di Monreale. Il terremoto del 1693 causò il crollo dell’ultimo ordine della chiesa, l’abside centrale e due delle tre ali del monastero. I lavori furono ufficialmente inaugurati nel 1724, mentre le altre parti del monastero furono ricostruite entro la fine del 1600.

Al di là delle ricostruzioni settecentesche, comunque, l’edificio, ad unica navata, conserva ancora intatta la sua qualità spaziale seicentesca e dà modo di immaginare quella originaria del monastero catanese. Uno dei più pregevoli tesori d’arte della chiesa è un coro in noce intagliato del 1735, dietro l’altare maggiore, con una serie di 29 pannelli con i quattro Evangelisti, episodi della vita di San Benedetto, e i Misteri Dolorosi e Gaudiosi. Altra importante opera è “l’ultima comunione di San Benedetto” (1741), di Sebastiano Conca.

Di notevole valore storico sono le statue della Madonna del Rosario, detta anche “Madonna della Vittoria”, donata da donna Giovanna d’Austria in memoria dell’impresa del padre a Lèpanto contro i turchi, e la settecentesca tela con Santa Rosalia che intercede presso Cristo per la fine della peste a Palermo, recentemente attribuita a Matteo Desiderato. Il terremoto del 1693 distrusse invece la chiesa della Matrice di S. Nicolò, intitolata nel 1788, anche, al SS. Salvatore, e la chiesa della Madonna della Stella. Queste furono riedificate nel XVIII secolo a nord dell’antico abitato. Lo stile tardo-barocco di queste due chiese valse a Militello l’iscrizione a giugno del 2002 nella lista Unesco.

La ricostruzione della chiesa madre incominciò nel 1721. La pianta della chiesa è a tre navate a croce latina. Nella seconda metà del ‘700 l’architetto catanese Francesco Battaglia progettò il campanile e il secondo ordine della facciata, coronata da un alto fastigio con scudo ovale per i simboli di S. Nicolò, e adornata da volute e obelischi. Lo stile del Battaglia è evidente, anche, negli stucchi delle volte e delle arcate ed in alcuni arredi sacri. Nel transetto destro si può apprezzare la pala con la “Predica di San Nicolò” (1761), di Vito D’Anna, considerato il caposcuola dei decoratori siciliani della seconda metà del XVIII secolo.

Il simulacro ligneo del SS. Salvatore (1830), opera di Gerolamo Bagnasco, è venerato nella cappella posta a lato, ed è incorniciato da un fercolo (1842) di Corrado Leone. Sopra la crociera, nel 1904, s’innalzò la cupola in cemento armato, la prima del genere in provincia di Catania, progettata dal militellese S. Sortino. La chiesa della Madonna della Stella risorse nell’antico quartiere di Sant’Antonio Abate. La sua fondazione risale al 1722. L’architetto-scultore calabrese Giuseppe Ferrara, stabilitosi a Palazzolo Acreide e attivo nella ricostruzione del Val di Noto, disegnò il prospetto a volume retto con grandi volute di raccordo e timpano.

Il campanile (1773) è posto, staccato, di fianco alla chiesa. L’interno, diviso in tre navate, manca del transetto. Tra le bellezze architettoniche a Militello è rilevante la presenza dei due Musei di arte sacra come il Museo S. Nicolò e il Tesoro della Madonna della Stella, e il Museo Civico “S. Guzzone” che rappresentano un sistema di “museo diffuso” che caratterizza il contesto culturale di Militello e promuove una gestione partecipata dei musei, luoghi di cultura per la conservazione del patrimonio.

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