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Trentanove anni fa a Palermo l'omicidio Dalla Chiesa, il prefetto dei 100 giorni

Oggi la città ricorda il 3 settembre giorni in cui invia Carini furono uccisi il generale, la moglie, Emanuela Setti Carraro e l'autista, Domenico Russo.

Di Redazione

Fecero a gara a chi sparava più colpi. «Me li avete fatti trovare morti», disse ai complici Pino Greco Scarpa, killer del gruppo di fuoco di Cosa Nostra rammaricato di essere arrivato quando il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo per 100 giorni, e la moglie, Emanuela Setti Carraro, erano già morti. Respirava ancora, agonizzante, l'autista, Domenico Russo. Lo finì Greco. Era il 3 settembre del 1982, trentanove anni fa, e la guerra che la mafia aveva dichiarato allo Stato segnò uno dei momenti più tragici.

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Palermo e le più alte cariche dello Stato, oggi, ricorderanno con diverse cerimonie il sacrificio del generale che sconfisse il terrorismo e pagò con la vita la sua sfida ai clan.  Sotto una pioggia di piombo cadde un simbolo delle istituzioni, costretto, negli ultimi giorni della sua vita, ad affidare al giornalista Giorgio Bocca l'amaro sfogo di chi ha capito di essere solo. «Un uomo viene colpito quando viene lasciato solo», disse. Parole che descrivevano le condizioni difficili in cui il generale svolgeva il compito di superprefetto contro la mafia.

Dal giorno del suo insediamento erano passati poco più di 3 mesi, 100 giorni. Il 30 aprile 1982 Dalla Chiesa era giunto in Prefettura a bordo di un anonimo taxi. Durante i giorni che precedettero la strage di via Carini cercò di rispondere  allo strapotere delle cosche e di spezzare il legame tra mafia e politica.

Le iniziative di Dalla Chiesa furono frenate da ostilità politiche ambientali e da una ridotta capacità di intervento. Il prefetto reclamò continuamente la concessione di poteri di coordinamento che solo dopo la sua morte, però, vennero formalizzati. 

Il giorno dopo l'omicidio Palermo si risvegliò ferita e la scritta che apparve all’indomani della strage nel luogo dell’assassinio, «Qui è morta la speranza dei palermitani onesti», risuonò come la summa dello stato d’animo di un’intera città. Capace però di risollevarsi dopo l’ennesimo sangue versato, già fin dalle parole del cardinale Salvatore Pappalardo che nel giorno dei funerali usò frasi forti e di condanna nei confronti delle istituzioni citando Tito Livio e il suo discorso su Sagunto, che in questo caso divenne una Palermo lasciata sola ed espugnata dai nemici, vale a dire la mafia.

Trentanove anni dopo il capoluogo siciliano è cambiato, la mafia stessa è cambiata, ma resta immutato il sentimento di legalità di gran parte dei cittadini, che passa attraverso la commemorazione di figure come il Generale Dalla Chiesa. Alle ore 9.30 di venerdì in via Isidoro Carini, luogo del tragico evento, verranno deposte le corone d’alloro da parte delle Autorità civili e militari. Alle ore 10.30, la Cattedrale di Palermo accoglierà la Santa Messa in suffragio delle vittime innocenti e nel ricordo della figura di Dalla Chiesa e della sua lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso e alla illegalità. Alla cerimonia di via Carini e alla funzione religiosa, che sarà officiata dall’arcivescovo Corrado Lorefice, parteciperà anche il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni.

 

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