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Zafferana, da sempre vocata a turismo e cultura

Meta ambita per il clima mite e l’aria salubre grazie alla posizione strategica fra il vulcano e il mare

 

Di Enza Barbagallo

Da sempre vocata al turismo, meta ambita di vacanzieri e visitatori in tutte le stagioni per il clima mite e l’aria salubre grazie alla posizione strategica tra l’Etna e il mare. Questa è Zafferana.

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«Abbiamo saputo scommettere sulla destagionalizzazione turistica - dice il sindaco Salvo Russo - diventando così un modello da esportare e da valorizzare, perché forte è il legame tra turismo e sviluppo territoriale e i suoi aspetti culturali, storici, artistici, naturalistici, enogastronomici, artigianali e imprenditoriali. Sono tutti elementi imprenscindibili per un’offerta turistica di qualità a cui si unisce l’efficacia e l’efficienza dei servizi, il rispetto per la natura e l’ambiente e il decoro urbano. Tutti elementi che si intersecano tra loro producendo valore aggiunto e dando input all’economia».

«Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia - aggiunge - siamo pronti a ripartire. Siamo pronti all’accoglienza e tra b&b, alberghi e case vacanze disponiamo di oltre 1.000 posti letto, nonché ristoranti, pizzerie, trattorie».

Salvo Russo parla con grande trasporto della sua comunità; un centro attivo e laborioso di circa 10.000 abitanti che sorge sulle pendici del vulcano e vanta gli appellativi di “Perla dell’Etna”, “centro estivo e invernale per l’Etna”, “porta del versante est dell’Etna”, “città del miele”, “città del vino”, “città del vulcano”, tanto per citarne alcuni.

Zafferana occupa una posizione strategica, una sorta di trampolino di lancio tra l’Etna e il mare. Infatti rappresenta una delle porte d’accesso al vulcano grazie alla strada provinciale dell’Etna che la collega alla stazione turistica di Rifugio Sapienza (Nicolosi) da un lato e a quelle di Piano Provenzana (Linguaglossa) dall’altro. Quelli di Zafferana sono paesaggi unici e inconfondibili di rara e selvaggia bellezza che si snodano tra fitti boschi e desertiche distese laviche e che dimostrano la validità del binomio “turismo-natura” possibile grazie alle sue tre valli: Valle del Bove , Val Calanna e Valle San Giacomo, nonché ai monti Pomiciaro, Zoccolaro e Fior di Cosimo e alla prorompente, rigogliosa e incontaminata natura del vulcano che si presta all’escursionismo nei boschi e alla scoperta dei sentieri.

Giuseppe Riggio, autore di guide turistiche ed esperto di sentieri consiglia alcuni itinerari di particolare bellezza: da Piano del Vescovo fino alla Valle del bove, passando per l’Acqua Rocca degli Zappini ; da Piano dell’acqua a Scalazza fino a Cassone; da Contrada Dagalone fino all’Ilice di Carrinu (albero secolare di grande bellezza); da Belvedere Val Calanna a Monte Zoccolaro; dal sentiero della ginestra verso Contrada Magazzeni (Sant’Alfio). La Pro loco di Zafferana di cui è presidente Vincenzo Pappalardo fornirà tutte le informazioni.Chi arriva per la prima volta a Zafferana si accorgerà subito che il centro urbano si snoda su due strade parallele: via Roma e via Garibaldi dove si affacciano innumerevoli attività commerciali. Tappa d’obbligo è il centro storico dove si respira aria di cultura e di arte ed echeggiano le testimonianze di grandi scrittori che amavano villeggiare a Zafferana. Come la grande piazza Umberto che Vitaliano Brancati in “Paolo il caldo” descrisse così: “….una piazza intonacata di bianco da cui si dipartono, come ali di corvo da un petto di colomba file di case nere fabbricate con pietra lavica ….”.

Anche il poeta dialettale Francesco Guglielmino si fermava n questa piazza, si sedeva e, essendo sordo, urlava i segreti di famiglia. Il belvedere della piazza si affaccia sulla elegante Villa comunale, un autentico gioiello con fontana artistica, siepi di forma geometrica e una rotonda per poter ballare all’aperto.

La chiesa Madre è dedicata alla Madonna della Provvidenza, in stile barocco e in pietra lavica e dalla grande scalinata prospiciente piazza Cardinale Pappalardo; l’elegante scalinata liberty a doppia rampa con al centro il busto marmoreo del grande pittore zafferanese Giuseppe Sciuti, considerato il piu grande affreschista meridionale dell’800. A lui è dedicato il premio internazionale di pittura che si tiene in settembre.

Salendo la scalinata si arriva al Municipio in stile liberty con all’interno pregevoli tele dello Sciuti.

A Zafferana la cultura è di casa. Proprio nel palazzo municipale nel 1967, grazie al sindaco pro tempore di allora e a un cenacolo di scrittori e giornalisti, fu fondato il premio letterario Brancati Zafferana.

Altro gioiello il Parco comunale con allberi secolari, storica Palazzina liberty che ospita la biblioteca intitolata a Francesco Guglielminio e lo splendido anfiteatro Falcone e Borsellino.

Seguendo la cartellonistica si giunge a Piano dell’acqua ai piedi della colata lavica del 91-93 che minacciò i centri abitati. Qui è stato eretto l’Altarino dedicato alla Madonna della Provvidenza, perché nel punto in cui passò il fercolo in processione la lava si fermò. La stessa gratitudine e devozione che ha spinto gli abitanti a erigere un altro altarino all’ingresso del paese, a ricordo della lava che nel 1792 si fermò ai piedi della Vergine sempre portata in processione. Altri monumenti sono presenti nelle frazioni di Zafferana: a Sarro c’è la Villa Manganelli, a Pisano la storica Cisternazza e la Chiesa di S.Giuseppe; la facciata della vecchia chiesa dedicata alla patrona Maria Santissima del Rosario e la nuova chiesa e il Fortino di Castel Roderigo a Fleri. Proprio a Fleri a Monte Ilice Giovanni Verga che amava soggiornare in questi luoghi ambientò la sua “Storia di una capinera”.

Tra gli scrittori che prediligevano Zafferana ricordiamo Federico De Roberto il quale “amò codesta terra forte e gentile”, così come dimostrano i soi carteggi e le foto scattate nella cittadina; per ricambiare tanto affetto fu insignito della cittadinanza onoraria e gli fu dedicata una scuola; Ercole Patti in alcuni passi del suo “Un bellissimo novembre“ percepisce ”l’odore inebriante di uva e quello pungente e vivo del primissimo mosto”.

Gli stessi odori che colpirono Igor Man quando venne a Zafferana che definì “il paese dove d’autunno le mosche sono ubriache di mosto e i capelli delle donne odorano di castagne”.

Insomma quanto basta per dire che Zafferana offre tanti prodotti tipici, frutto della sua laboriosità e rappresentativi di un territorio contaminato dalla presenza del vulcano : a partire dai vini doc rosso, bianco e rosato, le cui proprietà organolettiche risentono del terreno e sono apprezzati in tutto il mondo; e ancora Zafferana si fregia di appartenere al presidio slow food “Le antiche mele dell’Etna”. In effetti ce ne sono di svariate tipologie . Quelle che si producono negli antichi pometi di Cassone sono le cola, le gelato e le gelato cola prelibate e profumatissime. Per non dire delle pere, delle nocciole e delle castagne. E vogliamo parlare dei funghi porcini dell’Etna? Ma il prodotto principe di Zafferana, volano dell’economia, è il miele grazie al gran numero di aziende di apicoltori.

Zafferana ha una grossa occasione per esporre i suoi prodotti tipici: l’Ottobrata. Una mostra mercato che si svolge ogni domenica di ottobre ospitando le sagre dell’uva, del miele, delle mele, dei funghi e delle castagne.

L’Ottobrata diventa anche la vetrina delle identità enogastronomiche siciliane che risentono delle dominazioni che l’hanno invasa e di cui custodisce sapori, profumi e colori. La kermesse inoltre riunisce e mostra il meglio degli artisti e degli artigiani locali. L’Ottobrata fa il paio con un’altra manifestazione, “Calici di stelle” che si svolge in agosto. Anche qui di specialità e prelibatezze locali a tutto spiano. La pizza siciliana è un unicum a cui si affiancano le foglie da thè, gli sciatori, biscotti ricoperti di cioccolato chiamati così perché un tempo venivano offerti agli sciatori che passavano da Zafferana per raggiungere l’Etna, le paste di mandorla, di pistacchio e di nocciola, le cassatelle con la ricotta, le zeppole di riso. Ma Zafferana non è solo estate. In virtù della destagionalizzazione, immancabili sono i mercatini di Natale con vendita di prodotti tipici gastronomici e artigianali come il ferro e la pietra lavica.

 

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