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Catania, blitz della Squadra mobile Venti arresti nel clan dei Cursoti milanesi

Sgominati i "fedelissimi" di Jimmy Miano NOMI FOTO VIDEO

Redazione La Sicilia

28 Gennaio 2015, 09:01

Catania, blitz della Squadra mobile Venti arresti nel clan dei Cursoti milanesi

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CATANIA - Venticinque appartenenti al clan dei Cursoti “milanesi” sono stati arrestati dalla polizia di Catania nell’ambito di un’inchiesta della locale Procura distrettuale che ipotizza i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, tentato omicidio e reati in materia di armi. I provvedimenti restrittivi, che prevedono l’aggravante mafiosa, sono stati eseguiti dalla squadra mobile della questura nell’ambito dell’operazione denominata “Final Blow”. Il gruppo prende il nome della frangia dei Cursoti guidati, in passato, dal boss Jimmy Miano, morto nel 2005, che estese la loro azione a Milano.  

 

Gli indagati di oggi tuttavia operano tutti nel Catanese. L’operazione “Final blow” coordinata dalla Dda della Procura etnea, ha inferto un duro colpo al clan dei Cursoti “milanesi”. La squadra mobile ha arrestato 16 persone e notificato il provvedimento a altre nove già detenute per altri reati. Due indagati al momento risultano irreperibili.   L’inchiesta ha confermato la contrapposizione tra il clan Cappello-Bonaccorsi e la cosca dei Cursoti, con l’ascesa al vertice dei fratelli Carmelo e Francesco Di Stefano, culminata con il tentato omicidio nel 2009 di Orazio Pardo, elemento rivale di spicco. Per quell’agguato sono stati già condannati Francesco Di Stefano, Michele Musumeci e Rosario Angrì. Adesso sono accusati, come esecutori materiali, anche Carmelo Di Stefano e Filippo Scaglione. L’episodio è ritenuto lo spartiacque della guerra di mafia tra i due gruppi che si contendevano un’estorsione a imprenditore edile che pagava 4.000 euro a uno dei dei clan, e altri 5.000 all’altro.  

 

Le indagini hanno consentito di riscontrare la piena operatività sul territorio della cosca dei Cursoti milanesi, ai cui vertici sarebbe emerso Rosario Pitarà, e di “mappare” l’organizzazione, suddivisa in 6 squadre: rione Nesima-San Berillo, a capo della quale vi erano i capi della cosca; San Giovanni Galermo, dove operava Antonio Nigito; San Giorgio-Villaggio Sant’Agata, guidata da Sebastiano Solerino; piazza Carlo Alberto, sotto il controllo di Mario Tosto, che per conto del clan si occupava delle estorsioni agli esercenti del mercato; San Cristoforo, a cui capo vi era Salvatore Francesco De Luca; Librino, a cui capo vi era Mario Russo.  

 

Tra i reati più importanti, sul fronte economico, vi era lo spaccio di stupefacenti. In alcune zone, come nelle “piazze di spaccio” di viale Moncada del rione Librino vigeva una “pax” tra clan rivali, nella zona di San Giovanni Galermo, invece, la concorrenza era agguerrita. E nell’ambito di questa faida la notte del Capodanno del 2012 sono stati feriti con colpi d’arma da fuoco tre giovani appartenenti a fazioni contrapposte. La “gestione” dello spaccio di droga è stato al centro di contrasti anche tra i vertici del gruppo, con Pitarà da una parte e i fratelli Di Stefano dall’altra.  

 

«Catania è una delle città maggiormente pericolose in tema di criminalità organizzata» ha detto il procuratore capo di Catania Giovanni Salvi durante la conferenza stampa sull’operazione antimafia. Sul blitz operato dalla squadra mobile, il questore Marcello Cardona ha ricevuto la telefonata del capo della polizia, Alessandro Pansa, che lo ha «sollecitato a rafforzare la struttura investigativa nel contrasto alla mafia».