Il British museum presta a Siracusa tesori antichi siciliani
Al Paolo Orsi, dal 23 ottobre per un mese, saranno esposti alcuni preziosi reperti
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SIRACUSA - Dal British Museum alla Sicilia nel segno della grande archeologia. Il museo londinese apre i suoi scrigni e, per la prima volta, concede in prestito alcuni tesori siciliani. Un patto Inghilterra-Sicilia nell’ambito degli scambi culturali promossi dalla Regione che darà vita a un gemellaggio ancora in fieri a cui sta lavorando l’assessore-economista dei Beni culturali, Antonio Purpura.
Arriveranno il 23 ottobre al museo archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, dove rimarranno per un mese, alcuni preziosi reperti che narrano non solo la grandezza dell’arte siciliana di età greca, ma anche la storia di ritrovamenti, mecenati e tombaroli. È il caso della patera d’oro proveniente da Sant’Angelo Muxaro, nell’Agrigentino: una coppa con la raffigurazione di tori che Jean Houel, viaggiatore e pittore del Settecento, immortalò insieme con altre coppe facenti parte della collezione del vescovo di Girgenti.
«Delle coppe figurate, Houel si rammaricava di poterne riprodurre una sola, perché l’altra era stata venduta “a un inglese” - dice l’archeologo e docente dell’ateneo di Catania, Dario Palermo, che ha scavato nel sito di Sant’Angelo Muxaro -. La vendita fu in realtà una fortuna, poiché la coppa, dalla collezione dell’inglese lord William Hamilton, ambasciatore alla corte di Napoli, passò a quella del British Museum e si è conservata fino ad oggi, al contrario delle altre, andate perdute». La patera, usata per libagioni, sarà esposta nel Medagliere del museo Orsi insieme con due anelli-sigillo d’oro, rinvenuti nelle necropoli del sito agrigentino nei primi decenni del Novecento. «E conservati nel nostro museo - dice la direttrice Gioconda Lamagna - perché legati alla figura di Paolo Orsi e, in particolare, alle ricerche condotte dal soprintendente nel sito agrigentino negli ultimi anni della sua lunga carriera in Sicilia. Fu infatti proprio il grande archeologo trentino a sottrarre il primo dei due anelli al mercato antiquario acquistandolo, pur con molte perplessità, visti i pesanti dubbi sull’autenticità avanzati dagli esperti che avevano esaminato il pezzo dopo il suo rinvenimento fortuito. E fu sempre Orsi a risolvere la questione nel giro di qualche anno, ritrovando all’interno di una tomba intatta, durante gli scavi effettuati nel 1931 nelle necropoli del sito, il secondo anello, gemello del primo, sgomberando così il campo da ogni dubbio sull’autenticità del primo».
A firmare i tesori sarebbe stato “il maestro degli ori di Sant’Angelo Muxaro”, probabilmente un artista indigeno, formatosi nella colonia rodio-cretese di Gela. I reperti, per la prima volta, saranno esposti in una sola vetrina. Ma non è solo questo il regalo dall’Inghilterra. «Per la prima volta in Sicilia tornano anche i gioielli del ripostiglio di Avola appartenenti a un gruzzolo di monete d’oro - dice l’archeologa Lamagna - ritrovato nelle campagne di Avola e disperso nel mercato antiquario. Delle oltre 300 monete d’oro del tesoretto, Orsi ne recuperò 10 insieme con due bracciali e un anello. Il rientro di questi ori assume un particolare significato per il nostro museo, proprio per la provenienza del contesto dal territorio siracusano».