Laghetti di Cavagrande: la Riserva è chiusa ma i turisti se ne infischiano

Di Francesco Midolo / 04 Agosto 2016

SIRACUSA. Un paradiso naturale abbandonato dalle istituzioni, ma non dai turisti. E’ la riserva naturale di Cavagrande del Cassibile, chiusa al pubblico, almeno sulla carta, dal 4 luglio 2014 per il pericolo di smottamenti massi dai costoni rocciosi. Zona interdetta quella dei laghetti, anche al bagno. Il mondo intero sembra infischiarsene. In migliaia, ogni giorno, scavalcano il cancello chiuso posto all’ingresso Scala Cruci e percorrono il difficile sentiero che conduce dove il fiume Cassibile forma spettacolari cascate e piscine naturali.

 

 

La ciurma dei bagnanti “abusivi”, ma soddisfatti, è per lo più composta da turisti francesi e tedeschi. Tanti anche i visitatori provenienti dalle vicine provincie di Ragusa e Catania. Il via vai di persone sui sentieri naturali è costante. Nei weekend la calca è impressionante.

 

 

Prima dell’incendio del 26 giugno 2014, che distrusse decine di ettari di vegetazioni e portò l’Azienda Foreste Demaniali ( che gestisce il sito) a optare per la chiusura della riserva, turisti e visitatori erano coscienti dei pericoli in cui potevano imbattersi attraversando i sentieri o buttandosi dai costoni del canyon per finire il folle salto tra le acque gelide dei laghetti. Nessuna restrizione prima di allora nonostante la sorveglianza degli uomini della forestale, nessuna restrizione oggi, visto che l’unico rimasto a sorvegliare l’ingresso è un cartello bianco con lo stemma della regione Sicilia, piazzato su un tubo metallico grigio. Come uno spaventapasseri.

 

 

Il risultato è che la Sicilia, come Regione, come modo di amministrare e gestire i suoi tesori, ci fa ancora una volta una pessima figura. A parte l’incasso che sipotrebbe realizzare regolamentando l’accesso alla Riserva, quello che vedono i turisti è l’’immondizia lasciata sui sentieri dai soliti incivili, immondizia che cresce giorno dopo giorno. Nessun cestino lungo il percorso, ma un cartello che invita i turisti a portare con se i rifiuti e non abbandonarli.

 

 

E’ anarchia. Uno spettacolare, suggestivo, forse unico al mondo “caos” dentro un paradiso naturale. Apprezzato da tutti, tranne forse da chi dovrebbe prendersene cura e sancire le sue sorti.

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Redazione
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