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Le Camere di commercio in Sicilia tra stipendi d’oro, “poltrone” e affari

A Ragusa il segretario generale costa 265mila euro l’anno

Redazione La Sicilia

23 Febbraio 2015, 04:02

Il ministero dà l'ok, firmato decreto per l'accorpamento delle camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa

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PALERMO - Se all’Assemblea siciliana il compenso del segretario generale non può superare i 240 mila euro per effetto della spending review e alla Regione per i superburocrati neo contrattualizzati il tetto per legge è di 160 mila euro, nelle Camere di commercio, in Sicilia, accade di tutto: a Ragusa il segretario generale tra retribuzione, salario accessorio e oneri riflessi costa alle casse dell’ente 265mila euro all’anno. Poco meno per il massimo dirigente del piccolo ente di Enna, ben 237mila euro a fronte di una spesa complessiva per l’intero personale (25 dipendenti) pari a 1,1 milioni di euro.  

 

Ma quello degli stipendi è solo la punta dell’iceberg di un sistema camerale che leggendo i dati della relazione tecnica al disegno di legge di riforma - anticipato dall’agenzia Ansa - appare complesso, disomogeneo e articolato in un groviglio di partecipazioni in società ed enti, con una moltiplicazione di poltrone e posti di sottogoverno. I bilanci degli enti si fermano al 2013, e non tutti sono positivi. A Messina la Camera di commercio, per anni gestita dall’ex dominus Sergio Billè, ha chiuso l’ultimo esercizio disponibile con un disavanzo di 469.741 euro, quella di Catania risulta la più ricca, con un volume di immobilizzazioni finanziarie e materiali pari a oltre 35 milioni di euro e decine di partecipazioni in società azionarie.  

 

La riforma era all’ordine del giorno dell’Ars ma è tornata in commissione Attività produttive su pressione di alcuni deputati, soprattutto dell’opposizione, che temono una svendita dell’immenso patrimonio degli enti proprio per pagare stipendi d’oro, debiti. In totale, le nove Camere di commercio hanno iscritto nei propri bilanci un patrimonio di oltre 40 milioni di euro. Il valore delle immobilizzazioni finanziarie è di oltre 46 milioni, la fetta più grossa, pari a 19,3 mln, si trova - come detto - a Catania, mentre è Enna quello col volume più basso, appena 34.634,81 euro. Il patrimonio netto del sistema è di 31,39 mln, quello effettivo di 30,9 mln. Il valore del patrimonio netto effettivo del sistema camerale è comunque sottostimato perché mancano i dati delle Camere di commercio di Catania, Palermo e Messina che non hanno fornito informazioni. Nella relazione sono allegate le schede trasmesse dagli stessi enti sollecitati a farlo dall’Assemblea.  

 

L’ultima a fornire la scheda è stata la Camera di commercio di Palermo, la cui documentazione risulta la più lacunosa. Il segretario generale, Vincenzo Genco, non fornisce alcun elemento sul numero dei dipendenti, sui costi per le retribuzioni di dirigenti e personale del comparto, nessun ragguaglio neppure su eventuali immobilizzazioni finanziarie e sulle spese per le pensioni.  

 

I costi del personale

 

Riguardo al personale tra stipend e pensioni il sistema delle Camere di commercio paga ogni anno oltre 35 milioni di euro, un dato che non comprende l’ente di Palermo perché nella documentazione allegata alla relazione tecnica al disegno di legge di riforma non ci sono informazioni né sulla spesa per i dipendenti né su quella per i lavoratori in quiescenza. Sempre escludendo Palermo, al sistema i dipendenti in servizio costano circa 15 mln mentre per le circa 500 pensioni in atto al 2013 l’esborso è di circa 20 mln all’anno. I volumi maggiori a Catania, Messina e Agrigento, tutte sopra i 4 mln. L’ente di Trapani, invece, fornisce il dato complessivo, ma non quello scorporato per cui si ha il costo totale dei 51 dipendenti pari a 2,7 milioni, ma non quello del segretario generale e degli altri 2 dirigenti (3 dirigenti, 27 funzionari, 22 istruttori). Anche la Camera di Caltanissetta si limita al costo complessivo del personale, pari a 1,02 mln, senza fornire il dettaglio degli emolumenti dei due dirigenti e del resto dei dipendenti.

 

La commissione Attività produttive, guidata da Bruno Marziano, si ritrova dunque con una relazione tecnica parziale con la quale sarà difficile procedere con il disegno di legge di riforma. Riforma che appare comunque non rivnviabile anche a leggere solo i numeri parziali, visto che incrociando i dati sulla spesa per le pensioni con quelli sugli accantonamenti per il Tfr e i fondi per la quiescenza emerge un evidente rischio “default” per le Camere di commercio in Sicilia. Dagli allegati alla relazione tecnica al ddl di riforma viene fuori un quadro disomogeneo: la Camera di commercio di Enna dichiara di disporre poco più di 980 mila euro per il Tfr e le pensioni a fronte di oneri previdenziali iscritti a bilancio per 1,4 mln; Siracusa che ha in carico oneri per 2,1 mln ha disponibilità per appena 370 mila euro circa, 337 mila euro tra l’altro investiti in titoli di Stato, mentre per il Tfr del personale in servizio sul conto corrente ha appena 264,24 euro. La Camera di Ragusa ha un debito di 2,1 mln per il Tfr, nel fondo per i pensionati e i dipendenti in servizio dichiara di avere 15 mln di euro a fronte di oneri previdenziali pari al momento a 1,2 mln. A Trapani l’ente non ha nemmeno un euro per il Tfr mentre per le pensioni segnala una disponibilità di 9,4 mln; a Messina il fondo di quiescenza pari a 15,9 mln rischia di prosciugarsi in quattro anni considerando gli onere previdenziali parai a 4 mln all’anno. Più solide le posizioni delle Camere di commercio di Catania (28,7 mln per le pensioni e 5,7 mln per il Tfr), Agrigento (18,7 mln in larga parte in titoli di Stato) e Caltanissetta con 12 mln tra Tfr e pensioni in un conto Unicredit.  

 

I tentacoli delle Camere di Commercio. Sono infine oltre cento le società nelle quali le Camere di commercio siciliane detengono azioni, in alcuni casi le quote sono minime ma in altri le cifre sono consistenti come per la Sac, la Spa che gestisce l’aeroporto di Fontanarossa dove gli enti camerali di Catania, Ragusa e Siracusa hanno un pacchetto di azioni pesante che fanno valere in seno all’Assemblea dei soci. Ben 16 mln di euro è il “peso” della quota in mano alla Camera di commercio di Catania, 4,6 mln invece è il valore del capitale detenuto dall’ente di Ragusa. Proprio l’immenso valore delle immobilizzazioni finanziarie che sfiorano i 50 mln di euro, gran parte delle quali di tipo azionario, è uno dei nodi della riforma in discussione all’Ars. Il volume delle quote azionarie però non è omogeneo come si evince dagli allegati alla relazione tecnica del ddl. Si va dai 19 mln di Catania ai 9 mln di Palermo, dagli 8 mln di Trapani ai 5 di Ragusa e i 4,7 di Siracusa. Di minore entità i portafogli di Messina (404.029 euro), Caltanissetta (161.128 euro), Enna (34.634 euro) e Agrigento (1.889 euro). Nei prospetti trasmessi al governo e arrivati in commissione Attività produttive dell’Ars solo le Camere di commercio di Trapani e Siracusa non forniscono il dettaglio delle partecipazioni mentre gli altri enti allegano gli elenchi con i corrispettivi valori finanziari.