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Mafia, la Polizia arresta a Ragalna

Mafia, la Polizia arresta a Ragalna il boss latitante Sebastiano Mazzei

Irreperibile da un anno, ha due mandati di cattura / VIDEO

Di Redazione |

E’ finita stamattina la latitanza di Sebastiano Mazzeri, 43 anni, detto “Nucciu ‘u carcagnusu”, sfuggito alla cattura dall’aprile dell’anno scorso e colpito da due distinte ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Il boss è stato catturato dagli uomini della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo della Polizia, coordinate dalla Dda di Catania. Mazzei è stato catturato a Ragalna. L’uomo è considerato il reggente dell’omonimo clan essendo figlio di Santo Mazzei, 62 anni, boss attualmente in carcere e detenuto al 41 bis. Sebastiano Mazzei è considerato un vero e proprio figlio d’arte e vanta una lunga militanza tra le fila del clan Mazzei, storicamente legato a Cosa nostra palermitana visto che Santo Mazzei venne “pungiutu”, e cioè divenne “uomo d’onore” su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella.

Mazzei è stato rintracciato dalla Squadra Mobile e dai poliziotti dello Sco all’interno di una villa in località Ragalna, in vico delle Rose, dotata di tutti i comfort, dove si trovava in compagnia della moglie e del suo cane. Aveva con sé alcuni telefoni e, nella camera da letto, teneva sotto il materasso, a portata di mano, un’accetta. Al momento dell’irruzione non ha opposto alcuna resistenza. Nell’operazione che ha portato alla cattura di Sebastiano Mazzei sono stati impiegati 50 uomini che, prima di fare irruzione, hanno circondato la villa per impedirne ogni possibile fuga.

Sebastiano Mazze è considerato il reggente dell’omonimo clan attivo nel settore delle estorsioni, dell’usura e degli stupefacenti. L’uomo “vanta” una lunga militanza tra le fila dell’organizzazione mafiosa. Il padre, Santo Mazzei, dopo avere abbandonato lo schieramento dei Cursoti, dove si era contrapposto alla frangia capeggiata da Giuseppe Garozz, aveva stretto alleanza con l’ala stragista di Cosa nostra palermitana guidata, dopo l’arresto di Salvatore Riina da Leoluca Bagarella e successivamente da Vito Vitale.

Santo Mazzei , ergastolano, detenuto dal novembre 1992, in regime di cui all’art.41 bis O.P. era stato arrestato sempre dalla Squadra Mobile, dopo un periodo di latitanza, il 10 novembre del 1992, a bordo di una autovettura mentre percorreva una strada nel territorio di Ragalna. In quella occasione il boss era armato di un revolver 357 magnum. Santo Mazzei divenne “uomo d’onore” nel 1992, mentre era latitante, a Catania, alla presenza di Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e Giovanni Brusca, giunti appositamente dal Palermitano per imporre la leadership della famiglia Mazzei quale referente dei corleonesi. Nel 1998, Santo Mazzei, detenuto al carcere di Augusta, utilizzando un cellulare, impartiva disposizioni decidendo le strategie anche omicidiarie per soppiantare la frangia della famiglia catanese di Cosa nostra, riferibile a Nitto Santapaola.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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