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Mafia: pentito Geraci, ‘Riina voleva fare saltare in aria Costanzo e Baudo’/Adnkronos (2)

Di Redazione |

(Adnkronos) – “Andammo anche davanti al Teatro Parioli dove lavorava Costanzo – dice Geraci – e si parlava di mettere del tritolo in un cassonetto dell’immondizia”. L’attentato a Maurizio Costanzo fu fatto poi dopo un anno, il 14 maggio 1993. Maurizio Costanzo e Maria De Filippi si salvarono solo perché i killer furono traditi da un cambio di auto: il solito autista, che usava una Alfa Romeo 164, quella sera stava male e chiese il cambio a un collega che usava la Mercedes. L’attimo di esitazione dei mafiosi fu vitale. “Ci dissero che dovevamo uccidere i giornalisti – ha spiegato poi Geraci – per allontanare l’attenzione dalla Sicilia e creare dei casini al Centro Italia. Portare l’attenzione sui vecchi brigatisti. Ne parlava Matteo Messina Denaro”.

Racconta anche della sua infanzia con la ‘primula rossa’ di Cosa nostra, il latitante ricercato numero uno. “Da bambino, a Castelvetrano, giocavo con Matteo Messina Denaro, che era mio vicino di casa. Poi crescendo” negli anni Ottanta “diventai grossista di oreficeria ma mi facevano un sacco di rapine, così mi rivolsi proprio a Matteo Messina Denaro, per avere una protezione. Da allora non mi successe più niente, ma è iniziato il mio calvario. E’ stata la rovina della mia vita”, racconta. “Feci anche sei o sette omicidi- dice ancora il pentito- erano omicidi fatti nell’interesse della organizzazione non nei miei interessi”. Poi Messina Denaro diventò latitante. “Ricordo che trascorse del tempo anche nella zona di Brancaccio a Palermo- dice ancora Geraci- dove sono andato almeno due volte”. La latitanza a Brancaccio sarebbe stata organizzata dai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. “E ricordo anche Matteo trovava delle villette a Giuseppe Graviano in estate, quando i Graviano venivano al mare a Selinunte”.

L’udienza è iniziata, però, con un ‘giallo’ sull’assenza di Giovanni Peluso, l’ex poliziotto ed ex 007 indagato per la strage. A inizio udienza il Procuratore generale Lia Sava e il sostituto Antonino Patti hanno detto alla Presidente della Corte, Andreina Occhipinti, che Peluso “non si è presentato”. “Mi è stato detto fino a due giorni fa che doveva presentarsi”, ha spiegato Patti alla Corte. “Ma fino a pochi minuti fa non si è ancora presentato al bunker”. E non si è mai presentato. Fino alle fine dell’udienza. Giovanni Peluso, l’ex sovrintendente della Polizia di Stato, con un passato in servizio a Napoli e Roma, è stato indagato da per la strage di Capaci e per associazione mafiosa in seguito alle dichiarazioni del pentito Pietro Riggio. Secondo l’accusa della Procura di Caltanissetta il campano Peluso avrebbe ricoperto il ruolo di “compartecipe ed esecutore materiale della strage di Capaci”. Alla fine dell’udienza la Corte d’assise d’Appello di Caltanissetta ha disposto l’accompagnamento coattivo di Giovanni Peluso per il prossimo 25 febbraio.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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