Montante, l’inchiesta entra nella fase 2: pm a Roma per sentire gli “spioni”

Di Alessandro Anzalone / 21 Maggio 2018

CALTANISSETTA – E’ cominciata oggi nuova una settimana di interrogatori per soggetti di primo piano istituzionale coinvolti nell’operazione “Double face” che, proprio lunedì scorso, ha portato agli arresti domiciliari l’ex presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, oltre ad alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e altri reati, tra cui favoreggiamento e rivelazione di notizie riservate. Il pool composto dal procuratore Amedeo Bertone, dall’aggiunto Gabriele Paci e dai sostituti Maurizio Bonaccorso e Stefano Luciani, dovrebbe interrogare l’ex presidente del Senato Renato Schifani, il docente universitario Angelo Cuva, l’ex numero 1 del servizio segreto civile il generale Arturo Esposito, il capo reparto dell’Aisi Andrea Cavacece, l’ex dirigente dello Sco della Polizia, Andrea Grassi.
Nei loro confronti si ipotizza la comunicazione di notizie riservate a Montante – accuse tutte da dimostrare – dopo che l’imprenditore di Serradifalco apprese di essere indagato dai magistrati della Dda di Caltanissetta per concorso esterno in associazione mafiosa. Rapporti di conoscenza e frequentazione – anche con gli arrestati – che Montante ha annotato minuziosamente nel suo archivio segreto, scoperto due anni fa dalla Squadra Mobile.

Per i magistrati nisseni, Antonello Montante intanto ha intessuto rapporti con i vertici provinciali delle forze dell’ordine dopo la sua scalata ai vertici di Confindustria, con scambio di favori: sono diversi gli episodi di corruzione che vengono contestati. Nelle carte dell’inchiesta ci sono anche segnalazioni per ottenere posti di lavoro, avanzamenti di carriera, trasferimenti di sede. Una fitta ragnatela di rapporti confermata da una intercettazione di un ufficiale della Guardia di finanza che testualmente riferiva come Montante avesse «in pugno a tutte le forze dell’ordine con regali promozioni permanenze trasferimenti… eh… colonnelli maggiori tutti il borde…». Entrature anche all’Aisi e alla Direzione investigativa antimafia nazionale, con contatti, incontri, momenti conviviali, visite frequenti: il tutto appuntato minuziosamente.

Quello che adesso è stato battezzato come il “metodo Montante” – ricostruito certosinamente dall’accusa – con numerosi magistrati, prefetti, questori, esponenti politici con ruoli di governo regionale e nazionale. E se è vero che per molti casi sarà facile provare la rilevanza penale di questi comportamenti, è altrettanto sicuro – scrive il gip – che sono stati tanti gli episodi contrari ai doveri d’ufficio degli “amici” di Montante.

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