Nella chiesa della Badia di Sant’Agata in ascensore fino alla cupola

Di Pinella Leocata / 23 Ottobre 2017

Il camminamento lungo la cupola della Badia è stato aperto al pubblico nel maggio 2015. Nel primo anno i visitatori sono stati 27.000, ora sono il doppio e continuano a crescere. Basti pensare che nella «Giornata d’Autunno del Fai» i visitatori sono stati 1.350 e che nelle «Notti dei Musei», quando il biglietto costa 2 euro anzicché 3, sono in media dai 2.000 ai 2.500. I lavori ora in corso, per una spesa di circa 400.000 euro, saranno sostenuti per buona parte con i proventi dei biglietti e, per una quota di circa 140.000 euro, con il contributo dell’8 per mille che i contribuenti versano per la Cei.

I lavori prevedono la realizzazione di un ascensore in vetro e acciaio che sarà realizzato nel vano della scala cui oggi si accede da una porticina su via Raddusa. L’ascensore si fermerà a vari livelli. Il primo è quello che porta dal piano della strada a quello della chiesa superando un dislivello di un metro e 70 centimetri. Impossibile realizzare sulle scale della chiesa gli scivoli per le carrozzine perché, per avere la pendenza giusta, sarebbero dovuti arrivare fino a metà carreggiata. Al secondo livello l’ascensore si fermerà all’altezza delle gelosie che si aprono all’interno e all’esterno della chiesa, mentre la terza fermata sarà su una delle terrazze delle monache di clausura. Più in alto l’ascensore non può arrivare perché altrimenti si vedrebbe dall’esterno. Ma da questo livello sarà possibile prendere un montacarichi per raggiungere la terrazza centrale, quella delle statue, spazio in cui, d’estate, si tengono concerti e convegni.

Il progetto prevede anche un drastico intervento proprio sul piano dove si aprono le gelosie dalle quali le monache di clausura vedevano, non viste, sia la strada sia l’aula circolare della chiesa per seguire le funzioni religiose. La grande finestra a coda di pavone che si apre sulla facciata, uguale alle altre due sui lati, negli anni Trenta era stata chiusa perché nel grande spazio che si estende al primo piano, da via Raddusa al corpo del convento, i padri paolini, che allora gestivano la Badia, realizzarono una canonica, un appartamento a forma di U con ben 11 stanze. Questo significa che furono realizzati controsoffitti, tramezzature e finte volte. Strutture che ora vengono demolite per ricreare un unico grande spazio libero e per lasciare campo alla luce che inonderà l’altare principale.

In questo spazio liberato si terranno concerti da camera, piccole mostre e varie attività culturali. Non solo. Sarà possibile ai visitatori percorrere anche il camminamento al livello delle gelosie e vedere la chiesa come la vedevano le monache di clausura e anche affacciarsi dalla terrazza che si apre davanti alla finestra ad est e da dove si può vedere l’antico chiostro, oggi in stato di abbandono e per il quale il Fai ha lanciato una campagna di recupero.

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Ancora. Nello spazio che ora si libera dalle superfetazioni, detto del coro maggiore, è stato ritrovato un organo settecentesco in cassa di legno dipinta che, restaurato, è stato posto, d’accordo con la sovrintendenza, sul piano della chiesa sotto l’altare del Cristo in Croce. L’intervento – curato dall’arch. Antonio Caruso – prevede anche la messa in sicurezza del prospetto su via Raddusa dove non era stato possibile intervenire dopo il terremoto del 1990 con i fondi della Protezione civile. A questo fine verrà fatto un ponteggio che consentirà di eliminare i blocchi lapidei che minacciano di cadere, di sostituire quelli mancanti e di rifare l’intonaco. Tutti interventi che verranno fatti in economia.

E padre Massimiliano guarda avanti, alle tante cose che restano da fare. «Bisogna restaurare i cinque altari in marmo che si stanno sgretolando per l’umidità. Bisognerebbe smontarli, creare una camera d’aria e poi rimetterli al loro posto. E bisogna salvare anche gli angeli della Badia, le due acquasantiere all’ingresso che, in passato, sono state trattate con un solvente che ha creato una patina che impedisce al marmo di traspirare facendolo sgretolare. Vanno poi restaurate due delle quattro gelosie interne e la grande terrazza sopra l’altare maggiore sia per consentirne la fruizione sia per evitare le infiltrazioni d’acqua sulla volta».

Infine il rettore della Badia ci tiene a sottolineare come «questa chiesa vive grazie al coinvolgimento delle persone che, pagando un biglietto per andare sulla cupola, consentono di trovare le risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria di un complesso monumentale che viceversa non avrebbe modo di essere tutelato e fruito».

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