Processo trattativa, depone il pentito Siino e racconta le trame della mafia degli anni ‘80

Di Redazione / 06 Novembre 2014

Il boss mafioso Totò Riina veniva chiamato «Zio 1» mentre il capomafia Bernardo Provenzano veniva chiamato «Zio 2». A rivelarlo, nel corso del processo per la trattativa tra Stato e mafia in videconferenza, è stato il pentito Angelo Siino.
L’ex ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra sta rispondendo – per la quarta udienza – alle domande dei pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene. Siino ha parlato della figura di Pino Lipari, l’ex consigliere economico del boss Provenzano: «Si occupava delle segrete cose dei corleonesi».
Ma Siina ha anche rivelato che negli anni Ottanta Cosa nostra aveva progettato di uccidere l’ex Presidente della Regione siciliana, Rino Nicolosi. «A me lo raccontò Giovanni Brusca – ha detto Siino –. Mi disse che Nicolosi stava iniziando a rompere sugli appalti e che gli voleva rompere le corna. Brusca incarico Nitto Santapaola di fare un “lavoretto a Nicolosi” ma Santapaola si rifiutò. Io e Rino Nicolosi ci occupavamo entrambi di appalti – ha spiegato ancora Siino – io facevo i lavoretti di secondo ordine, ma eravamo gelosi l’uno dell’altro. Io rispettavo un criterio. Lui assegnava gli appalti per una miscela di interessi all’interno della Regione». Su Santapaola c’è stato anche un siparietto curioso: il pm Di Matteo ha chiesto a Siina quando avrebbe incontrato il boss della mafia catanese e lui: «Non sono mica Pico della Mirandola… »
Siina ha anche parlato delle elezioni politiche del 1987: «Claudio Martelli mi venne a trovare a casa a Palermo per chiedermi di votare per lui e per cercare voti per lui». Quello che poi sarebbe diventato il ministro delle giustizia, sempre secondo il racconto di Siina, gli avrebbe promesso che avrebbe fatto «approvare delle leggi che avrebbero incontrato l’interesse di certe persone».

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