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Santa Marina di Salina, il sindacoche rubava alle anziane morte

Santa Marina di Salina, il sindaco che rubava alle anziane morte

Massimo Lo Schiavo, 46 anni, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato. Si sarebbe appropiato dei risparmi di una vita di due sorelle morte nel giro di pochi mesi: avrebbe intascato quasi 37.000 euro

Di Redazione |

SANTA MARINA DI SALINA – Dopo la bufera giudiziaria che ha investito Ischia, anche Santa Marina di Salina, nell’arcipelago delle Eolie, finisce nell’occhio del ciclone. Il sindaco Massimo Lo Schiavo, 46 anni, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di peculato. Una brutta storia che ruota non attorno a tangenti per gli appalti milionari della metanizzazione, come nel caso di Giuseppe Ferrandino, ma a due buste che contenevano quasi 37 mila euro. I risparmi di tutta una vita di due anziane sorelle, morte nel giro di pochi mesi, di cui il sindaco si sarebbe appropriato.  

Tutto comincia nel giugno del 2013 quando le due anziane, ammalate e incapaci di badare a loro stesse, vengono accompagnate in una casa di riposo a Leni, uno dei tre comuni dell’isola di Salina, per essere curate e accudite. Poiché le due donne non hanno parenti né eredi diretti, sono gli agenti della Polizia Municipale ad occuparsi del loro trasferimento e a sigillare la loro abitazione. Prima però, come da prassi, gli agenti e il Sindaco effettuano un sopralluogo all’interno dell’appartamento dove trovano, gelosamente custoditi, i risparmi che le anziane sorelle hanno messo insieme negli anni: 36.890,78 euro in contanti, oltre ad alcune banconote in valuta straniera, 212 dollari australiani e 180 dollari americani.  

Il denaro, insieme alle chiavi dell’abitazione, viene chiuso in due buste consegnate in custodia temporanea al sindaco, insieme ad un apposito verbale firmato dagli agenti e dallo stesso Lo Schiavo. Nei giorni immediatamente successivi il sindaco avrebbe dovuto versare l’intero ammontare sul conto corrente delle due donne, ancora attivo, o in alternativa custodirlo in una cassaforte presso il Comune. E invece non lo avrebbe fatto, impossessandosi della somma. La vicenda è venuta alla luce dopo che il giudice tutelare ha nominato un amministratore di sostegno per una delle due donne, l’altra era intanto deceduta nel dicembre del 2013. Anche la seconda sorella, però, muore poco tempo dopo e l’amministratore, a questo punto, chiede di potere rendicontare i beni delle due donne. Ma il loro conto corrente è vuoto, così come le buste controfirmate e con i sigilli rotti che vengono trovate dai carabinieri, nel corso di una perquisizione avvenuta ieri sera nell’abitazione del sindaco. Quest’ultimo aveva consegnato nei giorni scorsi all’amministratore 6 mila euro, sostenendo di avere perso nel corso di un trasloco le buste con il denaro che, a suo dire, ammontava a circa 25 mila euro.  

Una bugia smentita dai verbali da lui stesso firmati. Nella casa del sindaco gli investigatori trovano anche 12 mila euro, parte in valuta straniera, la cui provenienza dovrà adesso essere accertata.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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