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Chef del territorio da oggi a martedì ad Acicastello

Grandi nomi della cucina italiana ma niente star per cercare di ridare sobrietà e valori alla professione. Tre giorni di dibattiti e una visita alla Pescheria

Di Alberto Cicero

Ne arriveranno circa un centinaio da diverse regioni d’Italia. Grandi nomi della cucina italiana, uomini che hanno fatto la storia di questa professione. La maggior parte dei quali è giunto stamattina, in tempo per l’inizio del convegno “Cuochi e pasticceri ieri oggi e domani” che è previsto per oggi pomeriggio al Hotel President di Aci Castello.

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Ma, a dire il vero, le... avanguardie oggi non se la sono passata proprio male in quanto l’ora del pranzo li ha portati nel tradizionale locale catanese di Vito La Rosa dove il piatto forte è stato l’inarrivabile “Spaghetti col nero di seppia” che - raccontano i presenti - ha deliziato i palati di chi ogni giorno prepara... delizie per gli altri dalle Alpi sino a Capo Passero.

 


Tra questi fortunati, c’era anche Fabio Tacchella. Veronese, 64 anni, maestro di cucina, chef, gastronomo e scrittore. Un “guru” di quest’arte della cucina che ha dato, come altri, valore al cibo soprattutto trasformandolo in cultura vera. E’ uno degli ospiti d’onore in un incontro in cui, però, sicuramente non ci saranno prime donne. 

 


E’ questo, infatti un convegno che sa tanto di congresso. Nessuna votazione, nessuna carica da attribuire. Niente da... offrire se non tanta professionalità condita da tanta umanità. Ché sono proprio questi i valori fondanti di un mestiere che più si spinge sotto i riflettori e davanti alle telecamere e, ahinoi, più sembra diventare opaco e perdere i connotati originali.

 


E’ un convegno di... rifondazione, quindi. I temi fondanti sono specifici: oggi pomeriggio si parlerà, ad esempio, dell’utilizzo dei pesci poveri. Cosa che sullo Ionio ha un valore anche economico. Per esempio la lampuga che si pesca dalle nostre parti e potrebbe essere utilizzato nelle nostre cucine molto più spesso di quanto avviene. Oggi gli altri interventi saranno fatti da Paolo Caldana (ex presidente della Federazione italiana cuochi), che si occuperà delle “regole fondamentali di chi esercita con passione la professione di cuoco, Gabriella Bulgari (“La donna in cucina senza se e senza ma”) Giorgio Nardelli (“Il valore storico e culturale della cucina regionale italiana”) partendo dalla “storia dei cuochi” di cui si occuperà Rossano Boscolo.
 Inizio già effervescente per una “tre giorni” che vivrà domani mattina i momenti più caratteristici. Alle 9, dopo i saluti del sindaco metropolitano Salvo Pogliese la visita al teatro greco romano di via Vittorio Emanuele e quella a quel caleidoscopio e palcoscenico straordinario chiamato pescheria. Poi, un passaggio a pranzo sull’Etna sul versante di Nicolosi e il ritorno ai temi del convegno nuovamente al President affrontati da Gaetano Ragunì, ex general manager della Nazionale italiana cuochi.

 

 


Su un punto tutti sono già concordi: fermiamo questa deriva e questo eccesso di visibilità che sta deturpando non solo i veri valori ma sta cambiando la cucina stessa prendendo direzioni sempre meno ancorate alle tradizioni, ai gusti, ai valori antichi ma sempre validi.
Meno telecamere, insomma, e più pentole. Prima che questa “overdose” di visibilità generi conseguenze irreversibili. E, per di più, controproducenti per la nostra economia che dei prodotti del territorio, la loro trasformazione, il loro utilizzo in cucina fa un punto di forza che potrebbe diventare ancora più importante.

 


Non trofei, quindi, non stelle. Sul palcoscenico da oggi a martedì ci saranno i cuochi che hanno insegnato a piene mani le tecniche di cottura e i segreti del mestiere. Quando i fornelli non si concedevano ancora allo “show cooking”, o peggio ancora, al... cooking show.

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