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Il miglior pasticciere del mondo è Giuseppe Amato di Gaggi

Pastry chef del ristorante tre stelle La Pergola di Roma,  al fianco di Heinz Beck, 40 anni, premiato a Parigi come “Meilleur Patissier 2021” dall’Associationdes Grandes Tables du Monde. Il primo italiano a ricevere questa onorificenza

Di Alessia Vanadia

Tutti, da bambini, guardiamo al futuro volendo fare cose fantastiche, il problema spesso sta nel fatto che crescendo ci imbattiamo nelle mille difficoltà della vita e iniziamo a credere che alcune cose siano impossibili e i sogni astratti e lontani. Eppure, come disse un giorno l’ex presidente sudafricano e premio nobel per la pace Nelson Mandela, “un vincitore  è un sognatore che non si è mai arreso”. 
Giuseppe era un bambino di un piccolo paese siciliano che già a 9 anni credeva in un sogno, quello di poter diventare un giorno un bravo pasticciere, e che lo ha inseguito senza arrendersi fino ad avverarlo, con le sole sue forze e capacità. 
Fin qui sembra la sceneggiatura di un film, invece no. Il bello è che è tutto vero e che lui, il bambino di cui si parla, è  il messinese Giuseppe Amato - oggi 40enne e chef pasticciere al fianco di Heinz Beck nel noto ristorante 3stelle Michelin “La Pergola” dell’Hotel di lusso Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotels&Resorts - premiato nei giorni scorsi a Parigi come “Miglior pasticciere al mondo 2021” per la ristorazione.  
Amato è in assoluto il primo pasticciere italiano a ricevere questa onorificenza, conferita dall’ “Association des Grandes Tables du Monde” che raduna 172 ristoranti di 26 Paesi di tutto il mondo. 
Un orgoglio nostrano e soprattutto una rivalsa per la nostra isola, che ancora una volta dimostra di possedere risorse umane brillanti e straordinarie. 
Amato, classe 1981, è originario di Gaggi, piccolo comune nella valle dell’Alcantara. Secondo di tre figli - in mezzo alla sorella Nunzia e al fratello Andrea - manifesta sin da piccolo una voglia incredibile di lavorare al punto tale che, durante una festa di compleanno in quarta elementare, convince la mamma a chiedere al padre di un compagnetto di classe che aveva un ristorante in paese, se potesse andare ogni tanto ad aiutarlo. Inizia lavando bicchieri e portando pietanze ai tavoli, un giorno vede fare il gelato e gli scatta l’amore per i dolci. Sceglie così di frequentare la scuola alberghiera e i corsi di formazione professionale dell’Istituto “San Pancrazio” di Giardini Naxos, sotto la guida dello chef Roberto Bombara.  
La Sicilia purtroppo non offre molto, prova subito a lavorare ma essendo minorenne nessun albergo lo assume senza aver maturato esperienze. Inizia così la classica gavetta, in cucina lava le mattonelle, sbuccia la frutta e nel frattempo sbircia il lavoro degli chef per poi cercare di riprodurlo. Sceglie di fare le valigie e partire ma la prima volta va male perché dopo soli quattro giorni torna a casa. Si ricarica e, incoraggiato dallo chef gaggese Salvatore Turrisi, qualche tempo dopo riparte e trova lavoro in un autogrill. Ma il pensiero è sempre verso quel sogno della pasticceria e un giorno apprende che in provincia di Roma  cercano proprio un pasticciere. Così approda a “La Posta Vecchia”, un luogo che gli apre gli occhi su un mondo fin lì sconosciuto. 
Inizia un’ascesa personale e professionale. Vola a Londra da Alain Ducasse e poi ad Alicante dal famosissimo pasticciere Paco Torreblanca. 
Nel 2004 si presenta ingenuamente senza appuntamento, al cospetto di Heinz Beck, al ristorante “La Pergola” dell’Hotel Rome Cavalieri. Non vogliono farlo entrare ma Beck, che ha una moglie siciliana e vede subito nel ragazzo semplicità e determinazione, decide di riceverlo e gli propone dapprima uno stage, l’anno dopo lo nomina capo pasticciere. Passano gli anni, nel frattempo Amato cresce anche nella vita privata, prende casa a  Cerveteri dove tutt’oggi risiede , si sposa e diventa due volte papà. Nel 2016, insieme ad altri dieci pasticcieri di alta ristorazione, dà vita a Pass121, collettivo di cucina dolce italiana. L’anno dopo entra a far parte della prestigiosa Ampi (Accademia Maestri Pasticcieri Italiani) e successivamente riceve il premio “Domori l’Espresso – I ristoranti d’Italia 2018” assegnato a “La Pergola” come migliore pasticceria dell’anno. Nel 2019 riceve il riconoscimento come miglior pasticciere d’Italia per il concorso “Santa Rosa pastry cup” e sia per il 2020 che per il 2021 figura nella sezione “Migliori pastry chef” all’interno della guida del Gambero rosso. A novembre 2020 pubblica il suo primo libro “La pasticceria da ristorazione contemporanea”, scritto in collaborazione con Lucilla Cremonini ed edito da Chiriotti. All’attivo, anche la direzione  della scuola professionale di cucina “A tavola con lo chef” e della Mag (Master Academy Antonino Galvagno) di Palermo. 

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Un percorso tutto in salita, insomma, quello di Amato, che ha saputo costruirsi la sua fortuna con un mix di tenacia, ambizione, bravura, costanza e umiltà. «Sono emozionatissimo e vorrei dire solo una parola che tocca tutti: grazie - ha detto al microfono del palco parigino, con il viso teso e gli occhi lucidi, stringendo tra le mani il premio più importante della sua carriera -. Grazie specialmente al mio chef Heinz Beck che ha creduto in me fin dal primo momento e che continua a farlo da diciassette anni, ai collaboratori tutti che lavorano al mio fianco e, non per ultimo, a mia moglie Manuela e ai miei figli Salvatore e Ginevra i quali mi sostengono e a causa del mio lavoro non mi vedono mai». 
A pochi giorni di distanza dalla premiazione, ancora stordito e quasi incredulo del momento d’oro che sta vivendo, Amato dice di avere il pensiero rivolto alla Sicilia - che da sempre gli dona forza e ispirazione - e agli affetti che essa custodisce. 
«Ai miei genitori Pina e Salvatore – afferma con il magone in gola - devo tutto perché non mi hanno mai ostacolato pur di vedermi felice, anche quando costava  lacrime vedere andare via da casa un figlio ancora piccolo. Mia mamma, poi, è la donna che ha sempre avuto quella parola di conforto capace di risollevarmi nei momenti di debolezza». «Questo lavoro porta a crescere e può regalare tanto, ma solo se uno lo vuole davvero. Ai giovani mi sento di dire di essere ambiziosi e di inseguire i loro sogni dotandosi sempre di spirito di sacrificio, dedizione, costanza e tanta, tanta umiltà».

 

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