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La musica si sposta nell'enoteca local drink

A Catania il Winenot punta su prodotti siciliani, dal cibo ai distillati

Di Pierangela Cannone

Prima ancora di essere un locale è un format: Winenot apre le porte alla sicilianità dei sapori, del gusto e della sonorità. Nato nel 2014 a Catania come wine bar, ricalcando il modello di intrattenimento cubano, propone oggi un’offerta di servizi che spazia dalla gastronomia all’enoteca fino all’intrattenimento. Oltre a gustare le delizie made in Sicily durante le cene e le apericene, è infatti possibile farsi travolgere dal sapore intenso di bollicine e cocktail sorseggiati a suon di tributi musicali. 
Occorre, però, fare un altro appunto. Winenot, locale e format, è pure un club. Della sicilianità enogastronomica. Le cantine sono esclusivamente locali, così come le birre in bottiglia e i distillati. Anche nella scelta di salumi e formaggi si predilige il chilometro zero, sulla scia della mission dell’attività di impresa, che si prefigge di offrire produzioni locali, tanto in tavola quanto nel palco dove via via si esibiscono eccellenze musicali, riavvicinando la gente a un divertimento mirato. 

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Ideatori e fondatori di Winenot sono i fratelli Ragusa, Mirko, Alessandro e Gianluca, che insieme con il cugino Gaetano Consiglio hanno preso una scelta fondata sul coraggio. «L’azienda è a direzione familiare - raccontano gli amministratori - Il socio più giovane ha 30 anni e il senior ne ha 43. Cosa ci ha spinto ad alzare saracinesca nel 2014? La passione per il mondo ricreativo notturno. Eravamo tra gli organizzatori del format di discoteche del pomeriggio-giovani al McIntosh e all’Empire, centri di ritrovo della beat generation, per poi proseguire con le serate a tema al lido Moschitos, al Barbara Beach e tanti altri che, negli anni 2000, hanno rappresentato il proseguo di una generazione a cui piaceva divertirsi a suon di vecchia e nuova musica. L’idea di unire le forze la dobbiamo ai nostri genitori, che ci hanno fatto capire la forza dell’essere una squadra. Insieme si può fare di più e si fa sicuramente meglio che da soli».


Insomma, Winenot nasce come espressione del territorio, raccontando e interpretando un’evoluzione che chiude il cerchio di un progresso da “bere” e “ballare” intorno a un tavolo e una poltroncina, in perfetto stile privè, con tanto di musica live dal palchetto, con band emergenti e cover da far echeggiare all’interno degli spazi del Borghetto Europa, luogo che accoglie il locale. 
«Proponiamo quasi sempre tributi a cantanti italiani abbastanza noti - proseguono i fondatori di Winenot - ma spesso anche inediti siciliani. Dal trio al duo, c’è spazio per tutti. Siamo convinti che in Sicilia non manca nulla: dall’arte alla gastronomia possiamo ritenerci soddisfatti. Oggi finalmente ci sono aziende che stanno iniziando a distillare. L’auguro è che, nel giro di un paio di anni, riusciremo ad avere tutta la linea degli spiriti made in Sicily, dalla vodka al gin. Come proposta gastronomica, spingiamo molto sull’apericena perché il catanese medio ancora l’idea e l’orario dell’aperitivo non ce l’ha… ». 


L’offerta del reparto food è ricca e variegata. Spazia dalle fritturine a base di patate fresche e a scaglia, ma anche al forno, ai mini hot dog agli hamburger di parmigiana fino agli straccetti di scottona con rucola, scaglie e aceto balsamico. I cocktail sono per lo più a base di vini. A imperare durante la stagione calda è il drink “Gocce di limone”, a base di vino bianco, per lo più un catarratto locale, completato con liquore al melone, sempre siciliano, vodka alla pesca e un top di soda. Per la stagione fredda, invece, la scelta si fa più complicata: carta alla mano, ci sono oltre quindici proposte a base di vino rosso. L’ultimo arrivato è il “San Marten”, la cui base è composta da un vino rosso caldo, accompagnato da liquore alle castagne e l’amaro siciliano di “Amaru unnimaffissu”. 


«Abbiamo puntato sulla Sicilia e sulla sicilianità - dicono - perché siamo convinti che occorre costruire opportunità, quando si è nelle condizioni di poterlo fare. La Sicilia ha molti vantaggi come il turismo tutto l’anno ed anche le temperature, che sono per lo più miti. Catania, inoltre, offre diversi servizi e le mancanze del settore pubblico spesso vengono supplite dal privato. La vera difficoltà è investire nella nazione. Dal punto di vista fiscale la pressione è tanta con scarse e insignificanti sovvenzioni alla piccola e media impresa. Dopo le chiusure imposte dal Covid, abbiamo investito nella ristrutturazione del locale, per offrire un nuovo contesto agli avventori, occupando anche diciotto giovani. Lo Stato ci ha “premiato” con il doppio delle tasse. Ecco perché il coraggio è indispensabile. Dire fondamentale sarebbe riduttivo».

 

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