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la ricetta

Riscoprire il rosolio scavando nella tradizione siciliana

A Pedara, Giusy Pulvirenti e Laura Consoli, madre e figlia, non hanno dimenticato il liquore delle nonne e lo ripropongono con nuovi gusti

Di Carmelo Di Mauro |

«Posso offrirti un bicchierino di rosolio?” “Cheee?” È possibile che le nuove generazioni non siano familiari con il “concetto” del rosolio, specialmente se la tradizione di prepararlo in casa è diminuita nel tempo, a causa del cambiamento delle abitudini alimentari, della disponibilità di prodotti commerciali e della vita moderna frenetica. Tuttavia, c’è un crescente interesse per le tradizioni culinarie e la produzione artigianale, e in molti stanno riscoprendo ricette tradizionali, compreso il rosolio. Rosolio al limone, al basilico, al caffè, alle nespole, alle ciliegie, al finocchietto, alle erbe, alla menta, alla liquirizia, alla cannella, al mirto… Inoltre, alcuni produttori artigianali stanno introducendo versioni commerciali di rosolio sul mercato, cercando di preservare e diffondere questa antica tradizione. E le tradizioni parlano di un rito domestico che coinvolgeva ingredienti freschi e locali. Le nonne raccoglievano erbe aromatiche dal proprio giardino, agrumi dalla propria terra e con altri ingredienti disponibili in casa, creavano ricette personalizzate che venivano tramandate.

La preparazione

Il processo di preparazione coinvolgeva l’infusione di ingredienti sciolti nell’alcol. Dopo un periodo di riposo, durante il quale gli aromi si diffondevano nel liquore, si procedeva con la filtrazione per ottenere un liquido chiaro e aromatico.Non si sa bene se il nome “Rosolio” derivasse dall’uso che si faceva dell’essenza di rosa per prepararlo, ma ad oggi resta l’ipotesi più accreditata. Quel che sappiamo è che in Sicilia l’idea si deve alle monache: ponevano a macerare in alcol i petali di rosa così da ricavare una bevanda aromatizzata da offrire agli ospiti più importanti che andavano a trovarle in monastero. Per diventare poi, almeno sino alla fine degli anni Cinquanta un liquore molto di moda: i rinfreschi dei matrimoni erano a base di dolci e di rosoli ai vari gusti (cannella, mandarino, limone, arancia, fico d’india, latte di vecchia…) e in quell’occasione le donne avevano pure la possibilità di berli, anche se alcolici, senza essere giudicate e criticate.

La tradizione siciliana

Nella tradizione di Sicilia era buona abitudine terminare un pasto con il rosolio, accompagnato da paste di mandorla, torroncini, cassate… Non a caso, infatti, in ogni casa c’era anche il servizio adatto: la rosoliera, formata da una piccola bottiglia decorata e sei bicchierini, pronta all’uso. Nelle zone etnee forse è ancora più radicata che altrove la tradizione di preparare in casa il rosolio. Per accompagnare dolci e dessert. E il rosolio diventa fonte ispiratrice di una famiglia etnea nel realizzare un Home-Restaurant (ristorante a casa) nella propria dimora. La voglia di condividere le proprie tradizioni culinarie domestiche ha spinto due donne pedaresi, Giusy Pulvirenti e Laura Consoli, madre e figlia, quest’ultima laureata in Scienze della comunicazione, a trasformare la propria abitazione di contrada Frastucheto, zona che prende il nome da un’antica coltivazione di pistacchi (in siciliano “frastuchi”) in loco, all’occorrenza in ristorante. La prima esperta in rosoli e dolci, la seconda in pietanze tipiche dei tempi passati, rivisitate senza tradire però gli antichi sapori.

La regina del rosolio

A Pedara Giusy Pulvirenti, è conosciuta come la regina del rosolio, per le varietà che prepara, ma soprattutto per le novità nel realizzarlo, frutto di esperimenti con ingredienti e procedimenti che restano un segreto. A mantenere viva la tradizione ci pensa la signora Giusy, non solo con il rosolio, ma anche con i dolcetti d’accompagnamento. La sua creazione di punta si chiama “Torta al mosto e castagne” ma la sua specialità è il “Rosolio al ficodindia”, creazione pluripremiata che ha varcato i confini regionali. L’ultimo riconoscimento risale a ottobre di due anni fa, nel corso di “Ficoambiente”. Qui, al concorso “Profumo di Rosolio al fico d’India”, Giusy conquista il primo posto per la creazione di un rosolio al sempre più raro ficodindia bianco.

La ricerca delle tradizioni

La ricerca delle tradizioni nella famiglia di Giusy é un elemento costante nell’offerta gastronomica legata alla stagionalità e alla reperibilità dei prodotti come i funghi dell’Etna e le verdure di campagna (caliceddi, senapi, campanedda, finocchietto selvatico), «con il quale – dice la figlia Laura – prepariamo uno dei nostri cavalli di battaglia: la pasta fresca al pesto di finocchietto selvatico, con datterino giallo e mandorla croccante». «Nel menù, i cui nomi delle pietanze sono tutti fiori e piante – continua Laura – ci sono due particolarità ideate da me e dal mio compagno Claudio Minutola, il pizzaiolo. La prima è il sushi siciliano, simpatico antipasto, colorato e sempre diverso, di piccole preparazioni di finger food che, rimandando con la tecnica del visual food alle preparazioni giapponesi, utilizzano ingredienti e metodi di cottura più vicini alla tradizione siciliana, come caponata, parmigiana, rotoli con riso, verdure, formaggi e salumi. La seconda è la pizza di carne, cotta in forno, che Claudio ha creato pensando all’antica ricetta siciliana che gli preparava la sua mamma Giuseppa con il tritato, il pomodoro e il formaggio.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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