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Caltanissetta

Il murales dell'artista gelese ha troppo rosa e ad Alassio la Soprintendenza scende in campo

Roberto Collodoro con la sua “Quote rosa”, ha raffigurato i volti dei presidenti della Repubblica. Ma a qualcuno non è piaciuto e il Noe ha pure sequestrato documenti. E ora i colori saranno modificati

Di Domenico Russello  

Cosa fa un’opera d’arte? Scuote, colpisce, fa riflettere. Ed è quello che ha fatto Roberto Collodoro con la sua “Quote rosa”, una grande opera di street art realizzata nelle scorse settimane ad Alassio, una delle mete turistiche più apprezzate della Liguria, raffigurante i volti dei presidenti della Repubblica. Un’opera artistica realizzata tra Solva e Vegliasco. 

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Un omaggio alla storia del Quirinale sulla scia del Monte Rushmore americano. Ma quel rosa sullo sfondo, scelto dall’artista prima come auspicio per avere una presidente donna e poi come speranza per il futuro, non è piaciuto alla Soprintendenza alle belle arti e paesaggio delle province di Imperia e Savona poiché non si «armonizza con il contesto paesaggistico naturale in cui si inserisce»: lo si legge nel documento con cui la stessa Soprintendenza esprime parere favorevole alla realizzazione dell’opera, dopo un iniziale ritardo nelle autorizzazioni che ha anche portato nei giorni scorsi i Carabinieri del Noe al comune di Alassio, per verificare la documentazione riguardante il progetto e sulle autorizzazioni (una delle quali non sarebbe stata rilasciata prima dell’avvio del cantiere). 

Quindi Robico, questo il nome d’arte con cui è noto Collodoro, dovrà recarsi di nuovo in Liguria per eliminare quel rosa che disturba il paesaggio: non è chiaro perché, ma il colore dello sfondo in realtà avrebbe infastidito qualcuno da cui sarebbero poi partite segnalazioni sia al Comune che alla Soprintendenza. 

Il rosa verrà convertito in un colore più politicamente corretto, da scegliere tra le tonalità delle terre. Ed è proprio questo, secondo l’artista, l’oggetto del contendere: il rosa infastidisce perché non sarebbe consono alla rappresentazione delle istituzioni. 

«L’opera viene uccisa – dice Collodoro –, non ha più senso d’esistere. Cambiando il colore dello sfondo, il titolo perde ogni significato. Il danno più grande è questo, è stata presa un’opera e le è stato tolto il suo valore principale: il messaggio. Trovo molto strano che s’interferisca sulla libertà d’espressione artistica, nelle grandi città come Milano in cui ho lavorato gli interventi sono stati apprezzati pur essendo di contrasto, così com’è nell’essenza della street art. Qui invece, in mezzo al nulla, il tocco artistico è un intruso. Forse solo perché segnala la mancanza di donne al potere». 
Tanta amarezza nelle parole dell’artista gelese che di conseguenza cambierà anche il nome della sua creazione, dipingendo una “X” sulla parola “rosa” perché resti traccia visibile di quanto accaduto.

L’opera verrà inaugurata ad aprile e l’amministrazione comunale di Alassio guidata da Marco Melgrati vorrebbe invitare il presidente Sergio Mattarella alla cerimonia. «In accordo con Alessandro Mantovani di Stradedarts, curatore della mostra che realizzeremo – conclude Collodoro –, cambieremo come richiesto. Il catalogo però uscirà con il colore originario ed esporrò tutti i bozzetti con il rosa».  Un artista non rinuncia mai alla sua idea.  

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