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Stragi, l’ex pm Natoli a Caltanissetta non risponde ai magistrati: l’atto che lo inguaia

Ma resta due ore al Palazzo di Giustizia

Di Laura Mendola |

Poco prima delle 11 una Subaru supera l’asta per accedere nei sotterranei del Palazzo di Giustizia di Caltanissetta, l’ingresso secondario riservato ai magistrati. Anche se Gioacchino Natoli non indossa più la toga – è andato in pensione nel 2018 – per lui c’è un percorso differente da fare mentre i suoi avvocati Fabrizio Biondo ed Ettore Zanoni accedono al Palazzo di Giustizia subito dopo.

«Buon lavoro», dicono ai cronisti. Entrano. Alle 11 c’è l’appuntamento con Salvatore De Luca, che già è stato collega di Natoli. Questa volta i ruoli sono differenti. De Luca guida la procura di Caltanissetta che sta indagando per mettere insieme tutti i tasselli che hanno portato alle stragi di Capaci e via D’Amelio del ‘92. Natoli è indagato perché con una “indagine apparente” avrebbe favorito Cosa nostra.

In più avrebbe calunniato Damiano Galati, all’epoca amministrativo alla procura di Palermo, per aver inserito nel documento che qui pubblichiamo «e la distruzione dei brogliacci». Il tutto è riferito all’indagine di Massa Carrara dove Antonino Buscemi, attraverso il cognato, avrebbe iniziato la scalata imprenditoriale prima di finire nei guai giudiziari per associazione mafiosa.

All’ex collega Natoli ha detto a chiare lettere «mi avvalgo della facoltà di non rispondere». «Riservandosi di chiedere alla procura un successivo interrogatorio in cui fornire ogni utile chiarimento», chiarisce il legale. L’ex magistrato esce dagli uffici poco prima delle 13, sempre a bordo della Subaru mentre il figlio lascia poco prima il Palazzo di Giustizia. È arrivato per «questioni affettive».

Il padre ha 77 anni, trentadue anni fa era nel cuore della sua carriera in magistratura e lavorava accanto a Paolo Borsellino e sotto la direzione del procuratore Pietro Giammanco, il capo della procura di Palermo che andò al funerale di Salvo Lima, creando imbarazzo tra i colleghi.

Sono gli anni in cui Borsellino non guarda di buon occhio Giammanco, ci sono le indagini da portare avanti dopo la morte di Giovanni Falcone. Il magistrato ucciso in via D’Amelio annota tutto nell’agenda rossa – mai trovata – prima di parlare con l’allora procuratore di Caltanissetta Giovanni Tinebra. Incontro che non si è mai tenuto perché Borsellino è stato ucciso il 19 luglio del ‘92. Trentadue anni dopo le stragi si ascoltano le vecchie conversazioni degli imprenditori che nel tavolo di mafia, politica e appalti facevano affari.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA