13 gennaio 2026 - Aggiornato alle 12 gennaio 2026 23:41
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2024, il bilancio di Uil Catania: «E per il 2025 siamo pronti a dare battaglia»

L'anno che si sta per chiudere e quello che sta per arrivare dal punto di vista del lavoro sono simili perché entrambi caratterizzati da «mesi difficili», come sottolineato dalla segretaria del sindacato Enza Meli

Redazione La Sicilia

20 Dicembre 2024, 17:00

UIL

La Uil catanese chiude il 2024 con una riunione, in preparazione anche delle sfide per l'anno nuovo. Che sono fatte di «lavoro sicuro e dignitoso per i catanesi, sanità a misura di persone, infrastrutture degne di questo nome, pari opportunità e dignità rispetto al resto del Paese. È stato un anno di trincea per difendere diritti tra i più elementari, ci aspettiamo mesi ancora più difficili. Siamo pronti e determinati a dare battaglia». Enza Meli, segretaria generale della Uil di Catania, ha chiuso ieri con queste parole un affollatissimo incontro con il gruppo dirigente etneo del "sindacato delle persone". Presente anche Nino Marino, segretario generale della Uila Sicilia.

A proposito di “sfide per il rispetto e la dignità che accomunano 2024 e 2025”, Meli s’è soffermata sull’Autonomia differenziata: «Migliaia di catanesi ai banchetti di raccolta firme per il referendum hanno detto che quelle norme vanno abrogate, cancellate. La riforma Calderoli è in realtà una controriforma perché va contro principi fondamentali della nostra comunità nazionale, come noi diciamo da sempre. Adesso con maggiore forza, grazie alla recente pronuncia della Corte costituzionale. Ci auguriamo senza troppa convinzione che Governo e Parlamento facciano marcia indietro e abbandonino la legge SpaccaPaese, ma è meglio sin d’ora prepararsi al voto e allo scoglio più difficile da superare che è quello del superamento del quorum. Astenersi è sempre un errore, stavolta lo sarebbe molto di più».

L’esponente sindacale ha anche parlato della campagna Uil “Zeromortisullavoro” ricordando i numeri dell’ultimo report Inail: «Quattordici vittime nella nostra provincia tra gennaio e ottobre, ma anche 6mila 131 infortunati. Catania ha il numero più alto di incidenti sul lavoro in Sicilia e il dato continua a crescere, uno scandalo e una tragedia per i quali continuiamo senza risposte concrete a sollecitare più ispettori, più prevenzione, più formazione. E l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro nel Codice penale».
Infine, la protesta per le «tante opere che attendiamo inutilmente da un’eternità». Meli ha citato «il degrado della Zona industriale che denunciamo da così tanto tempo da averla proprio noi della Uil definita la madre, anzi la nonna di tutte le vertenze catanesi». «Ribadiamo – ha concluso Enza Meli – la necessità di progetti immediatamente cantierabili, tempi certi e soluzioni definitive a criticità che rischiano di condannarci al declino. Lo abbiamo chiesto anche unitariamente, con Cgil e Cisl. E spiace che, tanto su questo quanto su altri argomenti di comune interesse, Confindustria preferisca muoversi in solitaria mentre sarebbe opportuno dialogare, confrontarsi, fare fronte. Perché lavoratori e imprese soffrono gli stessi disagi, le stesse frustrazioni, le stesse sofferenze».