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Lotta al racket

«A Picanello farmacista costretta a pagare 150 euro al mese per avere la protezione del clan»

Le dichiarazioni del pentito Antonio D'Arrigo hanno permesso di svelare il giro di estorsioni dei santapaoliani del quartiere

Di Laura Distefano |

La collaborazione di Antonio D’Arrigo, detto Gennarino, ha permesso di scoprire la “carta delle estorsioni” del gruppo santapaoliano di Picanello. L’ex soldato di Cosa nostra ha fornito agli inquirenti una folta lista di attività commerciali che per anni avrebbero versato tangenti al clan.

Dalle sue dichiarazioni sono partite alcune indagini che hanno permesso di incastrare diversi boss – anche storici – della squadra che fu “governata” dal capodecina Carletto Campanella. Sono finiti alla sbarra Lorenzo Pavone, vertice della cellula mafiosa almeno fino al 2013, Francesco Sansone e Giuseppe Tringale. Sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di una farmacia. «Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso – si legge nel capo d’imputazione firmato dal pm Rocco Liguori – costringevano la titolare di una farmacia a versare la somma di 150 euro mensili a titolo di protezione».

Gli imputati avrebbero agito «con minaccia consistita nel far valere la loro appartenenza al clan Santapaola e il conseguente potere di assoggettamento e di intimidazione che deriva dall’appartenenza mafiosa». La farmacista avrebbe pagato dal 2010 al 2018, anno in cui D’Arrigo ha deciso di collaborare con la giustizia. Il pentito ha confessato di essere stato protagonista della riscossione di questo “pizzo” (però per lui si procede separatamente rispetto a questo processo) di poche centinaia di euro ma che serviva più ad affermare forza e potere sul quartiere.

Lorenzo Pavone non è uno qualsiasi nello scacchiere della famiglia di Cosa nostra. L’ultimo blitz in cui è stato coinvolto e condannato è Orfeo. Quell’operazione documentò il cambio di testimone nel comando del gruppo mafioso: da Lorenzo Pavone, arrestato nella maxi inchiesta Fiori Bianchi nel 2013, a Giovanni Comis scarcerato qualche mese dopo. Pavone ha insomma mosso le file di una delle roccaforti più strategiche dei Santapaola-Ercolano. Nessun condizionale, perché il boss per quest’operazione è stato condannato con sentenza diventata irrevocabile nel 2020. Francesco Sansone è un altro volto noto agli investigatori. Il suo ruolo di esattore del pizzo venne fuori anche nel 2018 quando fu beccato con i soldi in tasca di una ferramenta dai poliziotti della Squadra Mobile. Il processo, che si celebra davanti alla Seconda sezione penale del Tribunale, è stato però rinviato per un vizio tecnico. Tutto, quindi, rimandato a ottobre.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA