Biogas a Catania, l’ex assessore Tomarchio: «La gara? C’era la location sbagliata»
Legambiente Sicilia: «Se il settore è saturo lo dovrà decidere il mercato, intanto si costruisca»
Impianto di Biogas, generico
«Partiamo da un punto: il luogo in cui si era scelto di realizzare l’impianto di digestione anaerobica dei rifiuti organici di Catania era sbagliato. Quale favore ai privati? Non si poteva fare perché era proprio a due passi dallo stabilimento della St Microelectronics. Cito quella perché è la più famosa, ma di aziende ce n’erano molte altre. Era impensabile tutto quel traffico di camion, e le sicure emissioni odorigene, in un’area così antropizzata della zona industriale». Di ex assessore in ex assessore. Dopo che ieri Fabio Cantarella (Lega) ha raccontato il suo disappunto per il rallentamento, che pare quasi una fermata, del progetto per il biodigestore di Pantano D’Arci, oggi gli risponde Salvo Tomarchio (Forza Italia), ex assessore all’Ecologia di Palazzo degli Elefanti anche lui, dimessosi pochi mesi fa per andare a occupare uno scranno di deputato regionale all’Ars. «C’ero io quando si parlava dell’impianto per il biometano e quando si rendeva evidente che non si poteva fare lì dove era stato pensato e dove avrebbe dovuto essere progettato, per via della gara d’appalto che noi abbiamo trovato già fatta», continua Tomarchio.
«Abbiamo quindi proposto, mentre si ragionava sui termovalorizzatori, di poterlo costruire vicino al futuro Tmv, per realizzare il primo caso di un polo interamente dedicato ai rifiuti che chiude tutto il ciclo - dalla termovalorizzazione alla produzione di biogas, con un convogliamento unico delle emissioni e soluzioni tecniche che sono state studiate ad hoc». Il problema, però, era sempre quella famosa gara: «Si stava discutendo, quando sono andato via, se è possibile cambiare la localizzazione prevista dagli atti di gara». O, eventualmente, vedere se è proprio possibile tirarsi fuori da una gara di progettazione di fattibilità che non convinceva nemmeno l’amministrazione comunale di Enrico Trantino.
Al di là di questo, però, resta sempre il problema del Piano regionale di gestione dei rifiuti che, sull’organico, è molto chiaro: il settore sarà saturo nel breve periodo e nuovi impianti pubblici non ne saranno più autorizzati. «Quella è una questione di politica regionale su cui vanno fatte valutazioni complessive diverse», chiosa Tomarchio.
Chi la commenta, invece, è Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia: «Personalmente sono convinto che l’unica impiantistica che abbia senso costruire, in questo momento, sia quella per la biodigestione dell’umido», afferma. Anche perché è un settore in cui, quantomeno nella parte orientale dell’Isola, è preponderante la presenza degli impianti privati. «Sarà il mercato a regolare le cose, no? Se quando l’impianto di biometano della Srr di Catania sarà pronto per chiedere le autorizzazioni i privati avranno già saturato il settore, saranno i clienti a scegliere. I Comuni dovranno decidere dove mandare il proprio organico». Se continuare i conferimenti nelle strutture già esistenti o andare nell’eventuale impianto pubblico: «Il pubblico avrebbe anche il potere, se ben gestito, di agire da calmiere dei costi di conferimento», prosegue Castronovo.
Per il presidente di Legambiente Sicilia, «ogni rinuncia alla costruzione di impianti di questo genere è una perdita per tutti». E se poi la costruzione non saltasse, si potrebbe fare accanto al Tmv? «Detto che noi siamo contrari agli inceneritori, mi domando: come potrebbe una sola zona della città reggere a una pressione antropica e industriale così intensa?».