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Un altro "caso Catania"

Clima teso in Procura a Catania, pm contesta la selezione per il posto antimafia

Dopo Puleio e Fonzo contro Santonocito vicario, «osservazioni» di Molè a Zuccaro (e Csm) sulla nomina di Maresca in Dda

Di Mario Barresi |

Se non ci fosse un precedente alquanto recente – e cioè lo scontro sulla nomina del vicario del procuratore, finito al Csm – quest’altra vicenda sarebbe riconducibile a una fisiologica dinamica d’ufficio. E magari sarebbe rimasta confinata negli interna corporis di Piazza Verga. Invece, ora che in Procura c’è un clima teso (magari non proprio «da caserma» come è stato definito, con esagerata iperbole, nel dibattito al plenum di Palazzo dei Marescialli), anche l’assegnazione di un sostituto in Direzione distrettuale antimafia, con tre aspiranti in lizza, diventa una rogna.

L’interpello di Zuccaro

Lo scorso 2 agosto il procuratore Carmelo Zuccaro ufficializza un interpello per coprire il posto in Dda, che si renderà libero quando il pm Alesssandro La Rosa, vincitore di concorso, sarà immesso nei ruoli della magistratura tributaria. A presentare domanda sono tre sostituti etnei: Rosaria Molè, Michela Maresca e Fabio Platania. Con parere del 23 agosto il procuratore dispone l’assegnazione di Maresca alla Dda. La pm viene scelta fra le «pregevoli esperienze» dei tre candidati perché ritenuta dal «profilo di maggior rilievo». Nonostante, come lo stesso procuratore riconosce, Molè abbia «complessivamente trattato un numero di procedimenti di criminalità organizzata anche di tipo mafioso certamente superiore a quello della collega Maresca». Una statistica che, precisa Zuccaro, risale «al periodo in cui la coassegnazione di tali procedimenti a magistrati della Procura ordinaria non presentava quei vincoli che il Csm ha correttamente ritenuto di dover fissare». Il capo della Dda etnea parte dal presupposto che nessuno dei tre concorrenti abbia «trattato procedimenti di particolare rilevanza per quanto attiene al contrasto dei più pericolosi sodalizi mafiosi». Una ragione in più affinché «nel caso specifico peso prevalente debba essere dato alla capacità organizzativa e all’impegno profuso nella gestione del proprio ruolo». Quindi c’è una sorta di equiparazione fra Molè e Maresca, assegnate a gruppi di lavoro (la prima reati contro la pubblica amministrazione, la seconda violenza di genere) che presentano «indubbiamente profili di delicatezza e complessità ben maggiori» rispetto a Platania (reati ambientali e di colpa sanitaria). In particolare, nel settore di Maresca ci sono «ritmi serrati delle indagini» e «tempestività nella richiesta di idonee misure cautelari», caratteristiche che «maggiormente si avvicinano» ai procedimenti per mafia.La scelta di Zuccaro dipende da altri precisi parametri: su tutti laboriosità e capacità organizzative e direttive. A corredo alcune “statistiche comparate” che evidenziano, fra l’altro, «una costante maggiore celerità» di Maresca nella definizione dei procedimenti rispetto a Molè nell’ultimo triennio. Dunque, la prima è ritenuta «la più idonea a trattare con i necessari impegno, determinazione, speditezza e capacità professionali» il lavoro in Dda.

La scelta contestata

Si tratta di un atto quasi di routine, nel contesto della ciclica rotazione e delle carriere dei magistrati. Quasi sempre, per prassi e per “diplomazia”, anche chi nutre legittime aspirazioni accetta il giudizio del capo dell’ufficio per poi ritentare magari nel successivo interpello. Ma, proprio come i procuratori aggiunti Francesco Puleio e Ignazio Fonzo sulla designazione di Agata Santonocito a vicario, anche Molè contesta la scelta. Con una lunga nota, datata 29 agosto, a Zuccaro, che – in ossequio a una circolare del Csm sull’organizzazione degli Uffici di Procura – l’indomani trasmette le «osservazioni» a Palazzo dei Marescialli. Dove a occuparsi del secondo “caso Catania” sarà sempre la settima commissione.La pm esclusa, in estrema sintesi, ritiene che il provvedimento violerebbe i criteri fissati proprio dal Csm «in ordine alle “specifiche attitudini”» e inoltre «non fornisce una razionale e congrua motivazione sui requisiti» previsti «in materia di “esperienze professionali”». Sul primo versante la sostituta rivendica, oltre alla «maggiore anzianità di servizio» (Dm di nomina del 2010, Maresca in ruolo nel 2014) fra gli altri requisiti, i risultati nei processi antimafia, «dall’anno 2012 sino a oggi», citando anche un recente precedente di assegnazione in Dda in cui veniva dato un peso anche ai fascicoli condivisi con altri colleghi prima che il Csm introducesse i criteri più stringenti ai quali si riferisce Zuccaro. Più delicato, e a tratti scivoloso, è invece il passaggio sulla comparazione del lavoro. Oltre a ricordare che i reati contro la pubblica amministrazione richiedono «delicate e approfondite indagini», spesso connesse ai rapporti con la mafia, Molè contesta le statistiche sulla «costante maggiore celerità» della collega Maresca. Una valutazione «parziale», in quanto non considera il suo ruolo nel gruppo Adr (Affari di rapida definizione) della Procura, che tratta il 30% dei fascioli totali. Ma soprattutto – e qui si arriva al punto più dolente – in quei numeri «non è stata tenuta in alcuna considerazione» la linea dettata dal Csm «in materia di tutela della gravidanza e della maternità».

I punti contestati

Molè è stata assente, fra interdizione e astensione obbligatoria, per quasi un anno fra il 2020 e il 2021. E, ciononostante, «ha continuato a incamerare» fascicoli del gruppo Adr «gestendoli da casa». Con una certa amarezza la sostituta scrive che «la disponibilità e lo spirito di sacrificio», alla fine, «non sono stati presi in alcun modo in considerazione in punto di laboriosità e impegno», ma «il dato è stato ancora una volta utilizzato solo per dimostrare minore celerità nella trattazione dei fascicoli». Per il resto, dando una diversa lettura delle stesse statistiche, «eccezion fatta per il 2021», Molè rivendica che «i fascicoli complessivamente incamerati dalla scrivente risultano essere pari al doppio e anche di più rispetto a quelli della collega Maresca».Infine, «sommessamente», l’esclusa sostiene che «la rivalutazione del provvedimento» darebbe «finalmente valore alla propria professionalità ed esperienza conseguite con sacrificio e abnegazione, nel corso di tanti anni di servizio svolti con passione e con il massimo rispetto dei superiori, dei colleghi e della magistratura».Il procuratore, nel trasmettere la nota della collega al Csm, ha aggiunto qualche riga per spiegare perché sono «osservazioni che non ritengo di condividere». Nel dettaglio, «nessuno dei procedimenti e processi relativi a reati di criminalità organizzata» trattati da entrambe le aspiranti «era di rilievo tale da giustificare un giudizio prevalente di una delle due». E dunque «un valore ben più significativo» assumono «la speciale laboriosità, l’impegno e la tempestività nell’espletamento del lavoro». Requisiti che pure riguardo a Molè «sono indiscutibili e meritevoli di apprezzamento», ma «quelli manifestati dalla collega Maresca appaiono di particolare e superiore valore». Nelle controdeduzioni del procuratore un passaggio sulla necessità di raffrontare, su mole e durata media dei procedimenti, «dati più omogenei e significativi»: senza, cioè, quelli del gruppo Adr, per definizione più semplici, ma soltanto dei gruppi specializzati. Una risposta in punta di penna anche sulle velate accuse di mancata tutela di gravidanza e maternità, laddove «l’arco temporale considerato – scrive Zuccaro al Csm – è ben più ampio e quindi negli anni di presenza la sua produttività (di Molè, ndr) avrebbe potuto essere ben maggiore di quella dei colleghi del suo gruppo».Insomma, un altro potenziale “caso Catania”. Certamente di minore portata, considerato il peso del ruolo in palio, rispetto alla rivolta di Puleio e Fonzo contro la designazione del vicario, della quale il plenum del Csm ha approvato la «presa d’atto», seppur con 15 astenuti su 29 votanti. E ora Santonocito di fatto reggerà la Procura dall’imminente immissione a ruolo di Zuccaro a procuratore generale di Catania (entro fine ottobre, visto che il decreto di nomina sarà pubblicato nel bollettino ministeriale del 30 settembre) fino all’arrivo del successore. Una nomina sulla quale, visti gli ultimi veleni, da Palazzo dei Marescialli si auspica di «fare il prima possibile».m.barresi@lasicilia.it

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