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il processo

Femminicidio di mafia, pg chiede di confermare l’ergastolo ad Alleruzzo

L'imputato parla alla Corte d'Assise d'Appello: «Sono innocente». La difesa chiede l'assoluzione.

Di Laura Distefano |

“Nunziatina Alleruzzo non era una donna che si piegava al volere della famiglia e del clan. Era un donna che non cedeva alle imposizioni. Era una donna che stava cercando l’amore e quindi non guardava l’appartenenza mafiosa. E siccome non era una donna controllabile l’unico modo per poterla fermare era toglierla di mezzo”. La pg Giovannella Scaminaci descrive così la vittima del femminicidio di mafia commesso quasi 30 anni fa. Fu ammazzata con due colpi di pistola 7.65 in testa il 30 maggio 1995 a Paternò, nel catanese. Il corpo fu trovato tre anni dopo all’interno di un pozzo nelle campagne, dopo una telefonata anonima ai carabinieri. Il sostituto procuratore generale ha chiesto alla Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Elisabetta Messina, di confermare la condanna all’ergastolo emessa nel 2022. E mentre la magistrata chiedeva anche di non riconoscere all’imputato – presente in aula da detenuto – alcuna attenuante generiche, la moglie di Alleruzzo ha alzato la voce dicendo “ma cosa sta dicendo”. La presidente Messina è dovuta intervenire chiedendo silenzio in aula o avrebbe fatto sgomberare.

«Sono innocente»

Prima delle arringhe degli avvocati Giovanni Spada e Roberto D’Amelio, che difendono Alleruzzo, ha voluto prendere la parola proprio il figlio del defunto boss di Paternò. L’imputato ha detto che sta “vivendo un orrore” visto che “non ha commesso niente” di quello che è accusato. E ha anche affermato di non “appartenere ad alcuna organizzazione mafiosa”. Io che a 13 anni ho visto ammazzare mia madre come avrei potuto mai fare quello di cui mi accusate. Non riesce a pronunciare la parola “omicidio” Alleruzzo seduto sul banco dei testimoni mentre legge un memoriale, consegnato alla Corte, in cui riassume la sua vita.

Le difese

I difensori hanno chiesto al collegio d’appello di assolvere Alleruzzo dall’accusa di omicidio. Delineando come dal dibattimento non sia emersa la responsabilità penale dell’imputato ai fatti oggetto del processo.

Il cold case

Il movente del femminicidio di mafia? Secondo il teorema accusatorio l’imputato avrebbe ammazzato la sorella per riscattare l’onore della famiglia Alleruzzo, che sarebbe stata macchiata dai tradimenti al marito con altri uomini. Il collaboratore Francesco Bonomo già nel 1999 aveva indicato un nome preciso. Il pentito avrebbe saputo da Antonio Giuseppe Caliò e Giovanni Messina che l’omicidio di Nunzia Alleruzzo sarebbe stato commesso dal fratello Alessandro proprio per le relazioni extraconiugali della donna. Le dichiarazioni di Bonomo sono state confermate da Caliò, entrato nel programma da qualche anno, che avrebbe raccolto la confessione dello stesso Alessandro Alleruzzo. Ma è stato Orazio Farina a dare un’ulteriore spinta all’indagine che nel 2021 portò all’arresto del paternese.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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